Milano, 5 giu. (AdnKronos) – Tarek Aziz “era il simbolo di un Iraq laico. Era un ministro cristiano in un governo di musulmani, in un paese dove c’erano Chiese e oratori, un paese nient’affatto integralista”. A tracciare il ricordo di Tarek Aziz, ex ministro degli Esteri di Saddam Hussein, deceduto all’età di 79 anni, è l’ex presidente di Regione Lombardia, Roberto Formigoni. In particolare, l’ex governatore lombardo ricorda con l’AdnKronos, quando “invitai Tarek Aziz in Italia, alla vigilia del conflitto in Iraq. Egli disse due cose: ‘non abbiamo armi di distruzione di massa’ e ‘siamo pronti a trovare una soluzione negoziale'”.
“Purtroppo però rimase inascoltato perché la macchina della guerra era già partita” è il rammarico di Formigoni, che fa presente anche come Tarek Aziz fosse “il volto ragionevole, l’uomo di dialogo del governo di Saddam Hussein. Un intellettuale, un uomo che aveva studiato, che frequentava le diplomazie, che cercò fino alla fine di evitare la guerra”. “Con lui ebbi molte occasioni di dialogo. Vedeva lucidamente che la guerra non sarebbe stata ‘lampo’, così come era evidente per lui che l’intervento della coalizione avrebbe portato un conflitto tra i due mondi. Quella guerra ha fatto sorgere lutti e devastazioni che non sono ancora terminati. Ancora oggi – insiste Formigoni – stiamo pagando quelle scelte”.
Oggi “assistiamo all’integralismo islamico che domina ovunque: è vietato anche farsi il segno della croce. Aziz è il simbolo di un crinale d’epoca dove dal dialogo si è passati a un mondo in cui si ragiona con le armi. Sia ben chiaro – avverte Formigoni – io non difendo affatto il regime di Saddam Hussein. ma si sarebbe potuto risolvere il conflitto in maniera diversa, con quei negoziati che proprio l’occidente ha inventato”.