Roma, 2 lug. (Labitalia) – Compie 250 anni e li festeggia con un tour nei cinque continenti e un nuovo blend. E’ la Maison Hennessy, che da generazioni crea uno dei Cognac più prestigiosi al mondo, frutto del lavoro di viticoltori, distillatori, produttori di barili, master blender e persino calligrafi, all’opera per identificare l’acquavite nei barili o sulle etichette. Tutto è cominciato nel 1765, proprio nella regione francese di Cognac, dove la Maison – che fa parte del gruppo Lvmh – ha tramandato saperi e segreti in oltre due secoli di vita. Una storia che si intreccia a quella di due famiglie, gli Hennessy e i Fillioux, e che attraversa appunto i cinque continenti.
Così, l’Hennessy 250 Tour segue le tracce del ‘grand tour’ che la Maison ha fatto nel corso della sua storia, dall’America all’Asia. Partito ufficialmente a marzo dalla Cina, sta toccando la Russia, gli Stati Uniti, il Sudafrica, naturalmente la Francia, ma anche il nostro paese, con tre tappe a Milano, Roma e Napoli, e con un grande protagonista: l’Hennessy 250 Collector Blend.
Un grande appuntamento itinerante per raccontare, per la prima volta, la saga di una famiglia arrivata dall’Irlanda nel diciottesimo secolo, come racconta Maurice Richard Hennessy, esponente dell’ottava generazione, agronomo di professione e ambasciatore della Maison nel mondo: “Quando racconto alle persone che X.O è stato inventato dal mio bisnonno per i suoi amici, tutti comprendono che si tratta di una storia vera, che abbiamo visto il tavolo a cui erano seduti. Siamo sicuri di raccontare la verità, la rappresentiamo in carne e ossa. Se considero l’esempio di Richard Hennessy, posso dire che in quella bottiglia c’è tutta la mia famiglia”.
Hennessy crea i suoi cognac da quattro aree di viticoltura ‘premier grand cru’ del ‘terroir’ Cognac. Dei 4.500 viticoltori che coltivano 75.000 ettari di vigneti Cognac, Hennessy lavora con 1.500 coltivatori indipendenti che sono tutti partner della Maison e forniscono il 99,9% delle acquaviti necessarie. Inoltre, Hennessy possiede e coltiva 180 ettari di vigneti, utilizzati come campi sperimentali per lo sviluppo sostenibile e la gestione integrata delle aziende agricole, oltre che per testare una serie di criteri di qualità.
Il raccolto delle uve inizia a metà settembre. Tre i processi chiave: la selezione per assicurare la qualità delle acquaviti; l’invecchiamento, che denota la maturazione delle acquaviti (Hennessy è l’unico produttore con un workshop integrato, l’officina di bottaio La Sarrazine, che vanta 18 artigiani che assemblano a mano tutti i barili); l’assemblaggio, che permette di miscelare fino a 100 diversi aromi in un singolo cognac. Poi, un mese di valutazione di diverse dozzine di annate di acquavite provenienti dalle riserve della Maison decide del loro futuro: lasciarle nei barili, oppure utilizzarle subito o in seguito in un assemblaggio.
Quanto alla distillazione, impegna venti esperti della regione: in media, occorrono nove litri di vino per produrre un litro di acquavite a 70 gradi e questa concentrazione attraverso la distillazione è uno dei misteri del cognac, in cui alcol, fuoco, acqua, rame e mattoni sono imprescindibili.