(AdnKronos) – “Novembre e dicembre sono i mesi delle tasse, lo sappiamo. In genere, le scadenze in programma riguardano appuntamenti previsti. Di fatto, però, è evidente che creeranno problemi a numerose imprese, soprattutto alle più piccole, quelle che hanno più difficoltà nell’accesso al credito e nel reperire liquidità, in un periodo in cui occorrerà versare anche le tredicesime ai dipendenti”, sottolinea Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, l’Associazione delle Pmi del territorio.
“Mi rifaccio alle parole del presidente confederale Maurizio Casasco, quando afferma che l’Italia, in fatto di tasse, più che una madre è una matrigna con tutte le aziende che ne costituiscono la spina dorsale produttiva. Faccio solo un esempio: l’utile netto di una qualsiasi azienda si potrebbe triplicare solo se avesse sede in Spagna piuttosto che in Italia. Colpa di una tassazione effettiva complessiva al 58% dell’imponibile, mentre in terra iberica si ferma al 29%. E al prelievo elevato in Italia si associa anche un sistema burocratico cervellotico. Tra Ires, Irap, tasse sugli immobili, versamenti Iva e contributi sociali un imprenditore medio effettua in un anno 15 versamenti al fisco, 6 in più di un suo collega tedesco, 7 in più di un inglese, di uno spagnolo o di un francese e 9 in più di uno svedese”, sottolinea.