(AdnKronos) – E l’auspicio è colto pienamente anche da Federpesca. “Nella definizione dei piani di gestione l’apporto della scienza è fondamentale anche sul fronte del reddito” evidenzia il Vicepresidente Giannini. “Penso -aggiunge- non si possa prescindere dalla connessione fra la ricerca scientifica applicata e le aziende ittiche”.
Giannini tira dunque il bilancio del programma realizzato nei mari del Nord. “La gestione corretta della pesca ha previsto in quelle aree una riduzione dell’85% delle quote di baccalà in 5 anni dal 2006 al 2011. Una direzione -sottolinea- fortemente avversata dalle industrie locali”. Eppure, riferisce, “una volta ricostituita la popolazione ittica, la redditività delle aziende norvegesi è schizzata anche del 500% l’anno dal 2012 al 2014”.
“Ho visto rientrare in quelle zone una barca con solo due persone a bordo con quattro tonnellate di baccalà pescato in un giorno” riferisce ancora Giannini. Mantenendo delle quote pesca ambientalmente sostenibili, grazie alle indicazioni scientifiche, “la redditività delle imprese ittiche non solo non è a rischio ma -conclude- può raddoppiare senza danneggiare gli ecosistemi”.