Home Attualità Dal muratore all’autista, in Thailandia ‘blacklist’ mestieri per stranieri

Dal muratore all’autista, in Thailandia ‘blacklist’ mestieri per stranieri

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Bangkok, 9 feb. (Labitalia) – “Muratore, falegname, di autista, commesso, produttore di coltelli, parrucchiere, tessitore. Questi sono solo alcuni dei mestieri vietati in Thailandia a un cittadino straniero. Svolgere uno di questi lavori comporta, infatti, sanzioni pesanti fino all’inserimento nella blacklist (lista degli stranieri indesiderati), con conseguente esclusione dal Paese e divieto di accesso per ben 10 anni”. Lo chiarisce ‘Voglio vivere così’, il portale per chi sogna di cambiare vita.
“Trasferirsi in Thailandia è il sogno di tanti -precisa- ma cercare lavoro nella terra dei sorrisi non è un’impresa facile; è necessario infatti essere a conoscenza di una serie di regole e di norme molto rigide e severe che tendono a scoraggiare l’assunzione di cittadini stranieri, a favore della manodopera locale”.
“Secondo la norma ‘Alien occupation Act. B.E.2521’ del 1978 -avvisa- tutti coloro che non sono cittadini thailandesi sono considerati ‘alien’ (stranieri); di conseguenza, se desiderano lavorare in Thailandia, avranno bisogno di un permesso di lavoro. Chi risulterà sprovvisto di tale permesso rischierà di dover pagare delle multe salate, l’espulsione dal Paese o addirittura l’arresto”.
Per poter lavorare in Thailandia, è necessario ottenere un permesso di lavoro. Quest’ultimo verrà rilasciato dietro la segnalazione all’ambasciata o al consolato del Paese, da parte del futuro datore di lavoro. Se si intende soggiornare in Thailandia per più di 60 giorni, il visto da richiedere sarà il ‘Non Immigrant B’; nel caso la permanenza si prolunghi in seguito all’assunzione, tale visto sarà ovviamente esteso.
Il permesso di lavoro è valido solo per la mansione specificata sul libretto di lavoro e solo per il luogo in cui si svolge tale mansione. Solitamente, la tempistica per il rilascio del permesso è di 7 giorni con una validità massima di 1 anno o corrispondente alla durata del contratto. Tale permesso sarà rinnovato ogni anno, prima della scadenza.
Chi intende soggiornare in Thailandia per lunghi periodi deve contattare l’ambasciata thailandese in Italia, situata a Roma, o il consolato thailandese a Milano, per ottenere maggiori informazioni sui vari tipi di visto e sulle modalità di richiesta. Purtroppo, a seguito della nuova normativa in materia di visti, le ambasciate thailandesi in Asia sono diventate più restie a concedere visti per lunghi periodi di tempo.
Per la ricerca di un lavoro in Thailandia, i datori di lavoro prediligono coloro che si sono già precedentemente trasferiti. E’, inoltre, necessario redigere un curriculum internazionale in lingua inglese, senza errori grammaticali, che sia breve e conciso e adattato all’azienda a cui ci si intende rivolgere.
E’ necessario avere una buona conoscenza della lingua inglese, soprattutto in virtù del fatto che il primo colloquio avviene telefonicamente o via Skype.
E’ bene tenere presente che le ditte thailandesi hanno l’obbligo di dare precedenza a persone di nazionalità thailandese, a meno che il cittadino straniero non dimostri di possedere delle competenze specifiche superiori.
Le offerte di lavoro non mancano, specialmente nel campo della ristorazione. Cuochi, pizzaioli, receptionist, animatori, direttori d’albergo, sono solo alcune delle figure più ricercate nelle località turistiche. Gli stipendi in Thailandia sono inferiori rispetto a quelli italiani, ma sono proporzionali al tenore di vita del Paese.
Per la ricerca di un’occupazione, vi sono diversi siti a cui è possibile accedere per consultare le molteplici offerte di lavoro. Uno dei canali maggiormente sfruttati è LinkedIn, dove sono presenti diversi gruppi a cui potersi iscrivere per essere sempre al corrente delle offerte lavorative presenti.
Oppure, un’altra possibilità è quella di contattare aziende italiane che abbiano delle sedi in territorio thailandese, avendo così la possibilità di presentarsi direttamente in azienda e di farsi conoscere personalmente, specificando il desiderio di un trasferimento.