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Da Torino Process Conference parte sfida formazione professionale

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Torino, 4 giu. (Labitalia) – Un approccio ancora troppo centralizzato nell’attuazione dei sistemi di istruzione e formazione professionale, ma con politiche sempre più orientate a offrire opportunità di crescita per figure professionali di ogni livello. Sono queste alcune delle evidenze emerse dalla Torino Process Conference, in corso a Torino, con l’obiettivo di analizzare lo stato di avanzamento delle strategie nel campo dello sviluppo delle competenze a sostegno del mercato del lavoro nei paesi partner della European training foundation (Etf).
Si rivela, inoltre, come nel 2014 le piccole e medie imprese (pmi) siano state driver chiave nella creazione di occupazione contribuendo alla crescita e allo sviluppo nei paesi interessati dal processo. Ruolo che le rende uno degli interlocutori privilegiati nell’identificazione delle competenze necessarie da sviluppare per assicurare la massima rispondenza tra sistema di formazione e necessità del mercato.
I dati emersi dai Paesi partner rivelano infatti che, anche dove le politiche per lo sviluppo di competenze vengono messe in atto, queste non sempre portano i benefici attesi alle pmi. Esiste, quindi, un ampio margine di miglioramento che però non dipende solo da chi eroga percorsi di formazione ma anche dai sistemi normativi che li disciplinano.
“L’Etf ha fra i suoi scopi proprio quello di sostenere la politica dei Paesi in questo processo di apprendimento, mettendo a loro disposizione la nostra esperienza in questo ambito. Il lavoro dei politici non è facile indubbiamente, ma il loro obiettivo primario dovrebbe essere quello di mettere in atto iniziative che favoriscano la crescita del capitale umano e siano socialmente ed economicamente vantaggiose”, spiega Madlen Serban, direttore dell’Etf.
“L’inclusione sociale rimane un obiettivo spesso non dichiarato delle politiche di formazione professionale. C’è ancora poca riflessione sistematica su come queste politiche possano dare risposta al duplice obiettivo di assicurare competenze di alta qualità e fornire rimedi efficaci per affrontare lo svantaggio socio-economico”, aggiunge. L’Etf ha organizzato, dunque, questo momento di incontro e confronto, a Torino, con la dichiarata intenzione di condividere la necessità di dar vita a nuove pratiche per il futuro della formazione professionale.
“L’emancipazione dal passato delle tute blu – sottolinea una nota – è il primo passo per rilanciare il ruolo positivo della formazione come promotrice di nuove opportunità di crescita attraverso l’acquisizione delle competenze di cui il mercato del lavoro ha più bisogno. Compito dei Paesi partner è dunque quello di investire in programmi formativi sempre più all’altezza e, contemporaneamente, di avviare collaborazioni più solide con tutti gli attori coinvolti nello sviluppo delle competenze necessarie, partendo dai datori di lavoro”.
“La ridefinizione strategica dei programmi di formazione – si sottolinea – deve puntare a renderli più interessanti e attrattivi per gli studenti e i lavoratori del futuro. Questi programmi dovranno prima di tutto focalizzarsi su un sistema di apprendimento capace di coinvolgere studenti, governi e imprese private nella promozione dell’attitudine imprenditoriale come competenza chiave. Ogni percorso di istruzione e formazione professionale, formale, non formale (fuori dagli iter educativi tradizionali) e informale (apprendimento ‘incidentale’), ha il compito di favorire una forma mentis e un comportamento sempre più intraprendenti”.
“L’aspetto normativo – si osserva – va rivisto con l’obiettivo di garantire ai formatori più libertà d’azione e di adattamento a ciò che il mercato del lavoro richiede. In questo senso, occorre essere più aperti al coinvolgimento di attori esterni, riuscire ad anticipare i bisogni e favorire lo scambio fra la proposta formativa e l’ambito professionale”.
“L’approccio ottimale – prosegue – è quello in grado di guidare gli studenti verso concrete opportunità di impiego e reali prospettive di carriera, assicurando permeabilità fra i diversi settori indipendentemente dal percorso educativo scelto da ciascuno studente. Il passaggio da una situazione in cui le norme frenano i processi di apprendimento a una in cui la formazione fungerà da traino della crescita sociale ed economica di ogni Paese sarà decisivo”.
“I giovani – si sottolinea – sono da considerare come i veri promotori della domanda di istruzione e formazione professionale. Compito di tutti i paesi partner sarà perciò quello di dare adeguata risposta alla duplice richiesta di fornire competenze alte per la fascia economicamente agiata e soluzioni efficaci per chi proviene da situazioni di svantaggio socio-economico”.
“Nel panorama attuale, stiamo constatando che, se non creiamo una possibilità per i cittadini di capitalizzare il proprio sapere, andremo incontro a diversi problemi sociali. Per questa ragione, le politiche di sviluppo delle competenze devono essere considerate anche dal punto di vista delle possibili conseguenze sociali e non solo da quello dell’impatto economico”, afferma prosegue Madlen Serban, direttore dell’Etf.
Alla luce di queste considerazioni, la conclusione di queste due giornate di dibattito sarà la redazione di una Dichiarazione di intenti condivisa da tutti, utile a fermare sulla carta le iniziative da intraprendere per il futuro della formazione in paesi a tutt’oggi considerabili emergenti.