(AdnKronos) – Un quadro dalle tinte oscure, ma il presidente di Api resta ottimista. “Vorrei un cambiamento delle regole istituzionali e politiche, occorre smetterla – evidenzia Paolo Galassi – di investire in azioni e attività che non hanno senso e puntare invece sulla formazione e sullo sviluppo in modo trasparente. Se non lo si fa non meravigliamoci se gli imprenditori vanno all’estero o se chi resta non riesce a essere competitivo”.
Competitività “vuol dire maggiore specializzazione, non minor costo. Bisogna difendere la qualità del prodotto italiano”. Per Galassi, “bisogna essere credibili” per poter avanzare rivendicazioni in Europa. “Ero un europeista convinto: credo che si debba condividere tutto a partire dalle regole, ma questo non è stato fatto. Abbiamo dato molto e preso poco, a differenza di altri, ma anche, purtroppo per noi, per l’incapacità di gestire con efficacia i fondi”.
Ma non tutto è perduto per il numero uno di Api, se ci si affida a “una politica seria che ripari al più grosso errore fatto, ossia quello culturale”. In questo senso Galassi condivide il pensiero di Sergio Marchionne – secondo il quale non è un delitto fallire e si deve avere la possibilità di riprovare e rischiare – ma si dice “infastidito” che lo debba sostenere l’ad di Fca. “Marchionne – ricorda il presidente di Api – è dovuto andare negli Stati Uniti, ha chi lo difende sindacalmente e il suo gruppo è stato più volte aiutato dallo Stato. Lo stimo come imprenditore, ma non ha fatto tutto bene per l’Italia”.