(AdnKronos) – Per quanto concerne le quattro ripartizioni geografiche, tra il 2008 e il primo semestre di quest’anno la riduzione più importante si è verificata nel Mezzogiorno ed è stata del 7,5 per cento (- 120.700 unità). Segue il Nordest con il -5,8 per cento (-67.800 unità) e il Nordovest con il -5,3 per cento (-82.500 unità). Solo il Centro ha segnato una crescita positiva dell’1 per cento (+11.300 unità). Infine, il reddito medio annuo delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo ha subito in questi ultimi anni (2008-2013) una riduzione di oltre 4.352 euro (-10,6 per cento), mentre quello dei dipendenti è aumentato di soli 320 euro (+1 per cento).
In deciso aumento, invece, il dato medio annuo dei pensionati e di quelle famiglie che hanno beneficiato dei sussidi (di disoccupazione, di invalidità e di istruzione) che sono stati erogati ai nuclei più in difficoltà. In termini assoluti il ritocco all’insù è stato pari a 1.680 euro (+7,6 per cento).
“Il forte calo della domanda interna ha contribuito in maniera determinante a peggiorare le condizioni economiche degli autonomi – segnala il segretario della Cgia Renato Mason – Gli artigiani, i piccoli commercianti e i liberi professionisti nella stragrande maggioranza dei casi vivono dei consumi delle famiglie: il crollo di quest’ultimi ha causato una caduta verticale del fatturato di moltissime piccole attività e spinto alla chiusura tantissimi lavoratori autonomi. Si auspica che la ripresa dei consumi si consolidi nella parte finale di quest’anno e che il 2015 possa chiudersi con un numero di lavoratori autonomi superiore al 2014, come sembrerebbe intravedersi nei dati provvisori relativi al primo semestre”.