(AdnKronos) – “È necessaria – spiega dichiara Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza con delega alla Legalità e Responsabilità sociale d’impresa – una migliore, rigorosa gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia, con un intervento di manager competenti, a fianco dei custodi giudiziari, fin dal momento del sequestro, naturalmente sotto il controllo dell’autorità giudiziaria”.
Le imprese dei mafiosi, se in grado di stare sul mercato, dopo essere state sottratte di dominio delle cosche, “vanno ben governate, salvaguardando produzioni, posti di lavoro, ricchezza. E ci si deve muovere dentro la cultura e le regole di un mercato trasparente e aperto. Assolombarda riconferma ancora una volta la sua volontà di collaborazione attiva con i palazzi di Giustizia, l’autorità dei beni confiscati e gli enti locali, come il Comune di Milano, che hanno in carico beni confiscati, per progetti di pubblica utilità e di generale interesse”.
I patrimoni confiscati, per Marella Caramazza, direttore generale Fondazione Istud “vanno gestiti al meglio attraverso modalità individuate e condivise tra soggetti pubblici e privati, in maniera tempestiva, selettiva e multidisciplinare, con l’obiettivo di valorizzarli economicamente e socialmente. La creazione di benessere grazie alla valorizzazione dei beni confiscati alimenta infatti la cultura della legalità e rappresenta una opportunità di sviluppo territoriale”.