Roma, 9 nov. (AdnKronos) – Se Alessandro Manzoni si fosse trovato ieri alla manifestazione del centrodestra a Bologna, avrebbe tratto ispirazione “per la composizione di un’opera tale da fare impallidire l’ode del ‘Cinque maggio’. Potrebbe titolarla ‘Otto novembre’, dedicandola alla parabola politica dell’’uom fatale’ Silvio Berlusconi, interprete di una storia fatta di vittorie esaltanti e sconfitte dolorose, capace un tempo di mobilitare il popolo dei moderati, incarnandone le speranze e offrendo loro rappresentanza”. A tracciare il parallelo è il Nuovo centrodestra, con una nota pubblicata sul sito del partito.
“‘La procellosa e trepida gioia d’un gran disegno’, scriverebbe il poeta, macchiata da errori, contraddizioni, inconcludenze e finte intuizioni, che termina amaramente -prosegue lo scritto di Ncd- sciogliendosi nell’abbraccio con le intemperanze verbali di un populista che forse per darsi un tono più aureo oggi ha scelto di indossare la camicia bianca, con la sua demagogia, con il suo razzismo, con l’illogica pretesa di trasformare la conquista dell’appartenenza comunitaria in un anacronistico ripiegamento entro i confini nazionali, magari sigillandoli per non accogliere le diversità vissute come minaccia: tutto questo ha finito con lo smantellare l’impalcatura esistenziale di un centrodestra di cui oggi vengono traditi valori e ideali”.
“Di tutto questo è responsabile Silvio Berlusconi. ‘Chi vuol essere lieto, sia: di doman non c’è certezza’, argomentava Lorenzo de’ Medici. Alessandro Manzoni -conclude il Nuovo centrodestra- gli risponderebbe in maniera secca e perentoria: ‘Ei fu’. Politicamente, si intende”.