(AdnKronos) – Un’impostazione che secondo il parlamentare del Carroccio “è da giudicare sicuramente in modo positivo perchè supera alcune tradizionali rigidità, tipiche di certe forme di ambientalismo più attento ad individuare cosa si dovesse proibire che non a ricercare un equilibrio tra le risorse naturali e le attività umane, le due componenti che nel corso del tempo hanno concorso a determinare l’ambiente così come oggi lo vediamo”.
Questo, precisa Stucchi, non significa che le attività agricole e venatorie non debbano rispettare le norme di tutela degli ecosistemi, ma l’ambiente “non può essere considerato un insieme di originarie risorse naturali e incontaminate, quanto piuttosto il risultato della plurisecolare interazione tra le attività umane e il contesto naturale in cui quelle stesse attività si sono svolte”.
“In questo spirito, tra le attività che possono tranquillamente non solo ritenersi coerenti con le esigenze di tutela delle aree protette, ma anche rappresentare interessanti possibilità di diversificazione economica e quindi di produzione di reddito per quelle stesse aree, vi sono sicuramente le attività cinofile legate all’addestramento di cani da caccia”, conclude il senatore leghista.