Home Attualità Buoni pasto: elettronico sale a 7 euro, addio a 500 mln pezzi carta

Buoni pasto: elettronico sale a 7 euro, addio a 500 mln pezzi carta

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Roma, 30 giu. (Labitalia) – Ancora poche ore e poi, da mercoledì 1° luglio, grazie alla norma contenuta nella legge di stabilità 2015, il tetto di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici salirà da 5,29 a 7 euro. Per i buoni pasto cartacei, invece, la soglia di esenzione rimarrà invariata a 5,29 euro. “Era dal 1998 che non veniva toccata questa soglia”, spiega a Labitalia Luigi Ferretto, amministratore delegato di Qui!Group, ricordando che “il provvedimento era atteso da tempo anche per colmare la differenza che nel frattempo si è creata con gli altri Stati europei, dove la media europea del valore esentasse aveva già raggiunto i 7 euro”.
La norma contenuta nell’ultima legge di stabilità è destinata ad avviare non solo una ripresa dei consumi del servizio mensa e ristorazione, ma anche una piccola rivoluzione tecnologica nel sistema di gestione e distribuzione dei voucher, ‘spazzando via’ in modo progressivo quei 500 milioni di pezzi di carta che ancora girano in Italia
“Il tradizionale sistema cartaceo -aggiunge Ferretto- comporta ormai costi, anche logistici e ambientali, elevati: per questo il legislatore ha giustamente privilegiato il buono pasto elettronico. E così facendo ha spinto anche tutto il sistema a modernizzarsi, perché ora si devono creare piattaforme tecnologiche e infrastrutture per dotare tutti i 100.000 esercizi che accettano buoni pasto in Italia di lettori delle nuove card”.
Questo è il momento, infatti, dice l’ad di Qui!Group, che fa parte di Cobes-Confindustria, in cui le aziende emettitrici di buoni pasto “stanno creando vere e proprie autostrade informatiche”. Ha cominciato proprio Qui!Group siglando con Sodexo e Day Ristoservice la prima intesa per il Pos unico. “Questo permette al barista o alla cassiera del supermercato -spiega ancora Ferretto- di avere un solo apparecchio in grado di leggere i buoni pasto elettronici, invece di tre. E anche con le altre aziende stiamo ragionando per arrivare ad un accordo”.
Per la prima volta, anche la pubblica amministrazione ha sentito la necessità di semplificare e ridurre i costi, pure nella gestione dei buoni pasto. E anche nel pubblico è finalmente cominciata la transizione verso una vera e propria digitalizzazione del servizio.
“La Consip -racconta Ferretto- ha impostato l’ultima gara per la fornitura dei buoni pasto alla Pa per un valore complessivo di 1 miliardo di euro e Qui! Group è risultata la miglior offerente in 5 lotti su 7, acquisendo i lotti più grandi. La cosa interessante è che si è trattato di una gara dagli aspetti innovativi: infatti, pur trattandosi di una fornitura di buoni pasto cartacei, Consip ha richiesto un ‘progetto di smaterializzazione’. La soluzione è stata dotare l’esercente di un lettore in grado di decrittare il bar code di ogni buono e di inviarlo in tempo reale all’emettitrice”. Non una totale informatizzazione, ma un bel passo in avanti. “I lettori, comunque, saranno pronti anche per i voucher elettronici”, assicura Ferretto.
Gli altri aspetti innovativi sono stati, ricorda, “la richiesta di creare servizi a valore aggiunto attorno al buono pasto, come sconti o convenzioni, e, infine, la possibilità di fornire anche veri e propri voucher sociali”. “Quest’ultima misura, che riguarda soprattutto i Comuni, permetterà agli enti locali di mettere in mano ai soggetti beneficiari di particolari prestazioni, non più i soldi, ma una card spendibile solo in quel determinato pacchetto di servizi sociali”, precisa.
Una bella evoluzione, dalle prime forme di buono pasto che erano emesse per lo più dalle stesse società di ristorazione o di servizio mensa. “Già -conclude Ferretto- si è capito quanto buoni pasto ed erogazione di servizi al lavoratore facciano parte di quella parte di rapporto tra datore e lavoratore che si chiama ‘welfare aziendale’. Il sindacato, freddo verso questo aspetto fino a qualche anno fa, si dimostra sempre più interessato. Il datore di lavoro lo vede di buon occhio grazie alle agevolazioni fiscali. E anche il governo ha cominciato a favorirne la diffusione”.