Roma, 25 feb. (Adnkronos/Labitalia) – “Diciamo subito che 20 abbandoni rispetto a 300 assunzioni sono una cifra quasi fisiologica. E tuttavia è un fenomeno che ci dice come il lavoro industriale oggi non sia più conosciuto, come le persone non se la sentano di assumersi un lavoro che, pur essendo molto meno faticoso di quello del passato, rimane sempre molto impegnativo. Perchè stare alla catena di montaggio, fosse anche quella del WCM dove si fa un terzo dei passi di quelli che si facevano prima, comporta le sue regole rigide”. Così Giuseppe Berta, docente di Storia dell’industria all’Università Bocconi e uno dei massimi conoscitori del sistema Fiat prima e Fca ora, parla con Labitalia della notizia che 20 persone hanno rifiutato l’assunzione a Melfi.
“Per ridare appeal al lavoro manuale -spiega Berta- non basta evidentemente che l’ambiente di lavoro, ossia la fabbrica, sia molto meno rumorosa, sia molto pulita, si operi in spazi bianchi, e con la giacca come gli ingegneri. Il lavoro manuale, anche se molto cambiato, continua a essere un impegno reale: o uno ama molto il lavoro, oppure tende a cercare qualcos’altro perchè la sua cultura non percepisce l’importanza di un lavoro di questo tipo”, spiega il professore.
Insomma dice il professore “in Italia c’è fame di lavoro, ma non di tutto il lavoro”. A questo si aggiunge la “perdita di fascino della fabbrica: una volta era segno di appartenenza e ‘distinzione’, oggi non conta più molto, la società si è scollata e sono pochi i simboli di appartenenza”.