(AdnKronos) – Pur confermando che la prospettiva dell’Unione Bancaria sia il traguardo da costruire (anche se dovrà essere raggiunto tenendo conto delle diversità di finalità-dimensione-natura giuridica-rischiosità delle aziende di credito europee), Federcasse contesta “nettamente le condizioni che hanno impedito il mancato coinvolgimento del Fitd (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) nella risoluzione delle 4 banche in crisi, che dello stesso Fitd sono consorziate”.
Se quest’ultimo fosse intervenuto, non solo ex-ante, ma anche durante la risoluzione stessa, il costo a carico dell’intero sistema e delle Bcc, aggiunge Federcasse, “sarebbe stato nettamente inferiore”. Pertanto, rileva, “è imperativo che le Autorità riconsiderino, da un lato, la corrente interpretazione della normativa sugli Aiuti di Stato che impedisce ai Dgs di intervenire precocemente per impedire le crisi e, dall’altro, l’applicazione delle neo-recepite norme sulla risoluzione delle crisi che non sembrano escludere, anzi prevedono, la partecipazione dei sistemi di garanzia dei depositanti al finanziamento delle operazioni di risoluzione”.
Si è giunti a tale situazione, osserva Federcasse, “a causa dei ritardi da parte del nostro Paese nel recepire la direttiva Brrd che doveva essere trasformata in legge italiana già nel gennaio scorso. Ma soprattutto, e inaccettabilmente, si è arrivati fin qui per una serie di rigidità e di opzioni interpretative, tutte da discutere, da parte della Commissione Ue. E ciò dopo che in Europa (ma non in Italia) sono stati approvati complessivamente interventi pubblici (di ricapitalizzazione, salvataggio attivi, garanzie e misure di liquidità) per 5.763 mln finalizzati a salvataggi bancari”.