(AdnKronos) – In particolare, spiega Scordamaglia, “bisogna bloccare misure autopunitive come l’aumento progressivo dell’Iva (3,5 punti nei prossimi 3 anni), che riaffosserebbe i consumi. I nuovi aumenti delle accise su birra e superalcolici dal 1 gennaio, le proposte di fughe normative in avanti rispetto alla legislazione Ue (una per tutte il succo d’arancia al 20% nelle aranciate) non ci hanno fatto iniziare l’anno con serenità. Chiediamo maggiore attenzione e sostegno verso un settore chiave del manifatturiero per valore, occupazione e imprenditorialità, che quest’anno rappresenterà il Made in Italy all’Expo. Le riforme vanno portate a casa senza diluirle in fase di attuazione, come, per esempio, il Jobs act”.
Segno positivi arrivano anche dalla produzione, dove +0,6% del 2014 (gennaio-novembre a parità di giornate lavorative) inverte il trend di 3 anni con il segno meno e conferma l’andamento in controtendenza rispetto all’industria italiana nel suo complesso (-0,7%), con una ‘forbice’ di oltre un punto. E il promettente rimbalzo di novembre 2014 (+1,3%) anticipa il passo espansivo del 2015, atteso da Federalimentare attorno al +1,1%. Altro indizio della solidità dell’alimentare: negli anni di crisi (2007-2014) la produzione alimentare ha perso “solo” 3 punti percentuali, contro i 24 punti del manifatturiero nel suo complesso. Mentre gli addetti del settore sono calati di 6mila unità, contro le 200mila unità del metalmeccanico.
Le prospettive 2015 dell’export di settore sono migliori dei consuntivi 2014. Federalimentare stima un livello di crescita 2015 del +5,5%, quasi doppio di quello 2014, analogo a quelli segnati nel biennio 2012-13. Merito della migliore intonazione di molti mercati emergenti, dell’ottima dinamica della congiuntura USA e della spinta di Expo.