Rho, 24 giu. (AdnKronos) – Spesso si comincia su consiglio di un’amica, a volte navigando su internet. Poi, la sensazione di sentirsi meno gonfi dopo aver tolto dal proprio menu pane o latticini, o l’impressione di avere la pancia più piatta dopo aver rinunciato a brioche e prodotti lievitati, spingono sempre più in un vortice di disordine alimentare che provoca danni per la salute e spesso anche per gli equilibri familiari. Ne sono convinti gli esperti del Cnr e di varie università italiane che si sono dati appuntamento all’Expo di Milano per una tavola rotonda sulla ‘smart nutrition’, la nuova frontiera della ricerca scientifica per le scienze dell’alimentazione.
L’incontro, organizzato dall’Istituto di Scienze dell’Alimentazione (Isa-Cnr) del Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con la Camera di commercio di Avellino, ha fornito l’occasione per fare il punto sul complesso rapporto tra uomo e cibo da un punto di vista bio-medico ed antropologico e analizzare l’impatto che gli alimenti funzionali possono avere sullo stato di benessere, oltre che cercare di capire come le metodologie ‘omiche’ in studi possano dare un contributo nel campo della nutrizione e delle scienze dell’alimentazione.
Il problema, che affligge un numero sempre più ampio di persone, ha un nome, ortoressia o ‘sindrome dell’appetito corretto’. “In molti Paesi – spiega Marino Niola, docente all’università Suor Orsola Benincasa e autore del libro ‘Homo Dieteticus. Viaggio nelle tribù alimentari’ – è già una malattia epidemica”. Il soggetto ortoressico “elimina giorno dopo giorno prima un alimento, poi un altro, riducendo l’alimentazione a pochissimi nutrienti, spesso con gravi danni per la salute”. Non solo, “si isola dagli altri per non correre il rischio di mangiare cibi che considera pericolosi. Come quelle persone che invitate a una cena, portano con sé il loro cibo. Una abitudine assolutamente asocializzante”. (segue)