Milano, 27 ott. (Labitalia) – Oltre che piattaforma di business, Host 2015, il Salone internazionale dell’ospitalità che si chiude oggi a Milano, si conferma sempre più come Osservatorio dove il mondo intero viene a scoprire le tendenze nell’ospitalità professionale di nuova generazione. La vitalità dei settori rappresentati e il livello sempre crescente di internazionalizzazione sono confermati anche dalla partecipazione di oltre 1.500 top buyer internazionali invitati da circa 60 Paesi, ai quali si aggiungono quelli che si sono registrati in autonomia dopo avere superato i criteri di selezione.
Molto numerosi i buyer presenti per la prima volta, anche grazie alla partnership con l’Agenzia Ice che ha permesso di valorizzare la profonda conoscenza dei mercati in un’attività di scouting. Tra le più attente sono le rappresentanze dall’Europa dell’Est, che sta vivendo un autentico cambiamento epocale negli stili di vita e di consumo. E dove la ‘scoperta’ del made in Italy gioca un ruolo cruciale.
“I professionisti bulgari che vengono a fare acquisti direttamente in Italia – commenta Teodora Ivanova, capo dipartimento Fiere, Saloni ed Eventi della Camera di commercio italiana in Bulgaria – sono ancora pochi, ma in rapida crescita. L’evoluzione del gusto verso modelli occidentali sta accelerando. E il made in Italy è al centro dell’interesse: espresso di qualità, gelato artigianale, design sono i nuovi ‘lussi’ italiani ricercati dalla borghesia in ascesa, accanto alla pizza e la pasta, ormai metabolizzate”.
“Anche nei paesi ex sovietici gli stili di vita stanno cambiando molto rapidamente – conferma Tako Dzidziguri, Import Manager di Wissol Group di Tbilisi, in Georgia, che gestisce franchising come Wendy’s o Dunkin’ Donuts – e cambia anche il modo di fare business. Nell’ex Urss, è ancora molto diffuso un modo di lavorare da azienda statalizzata: lento, burocratico e poco efficiente. Non esiste il confronto continuo di idee che si vede qui. Noi veniamo a Host – ammette – anche per imparare questo modo di fare business, più dinamico e innovativo, oltre che per gli incontri commerciali. Un altro aspetto che ci interessa molto è il design, dove gli italiani sono davvero maestri”.
Folta la delegazione dalla Cina, dove il ‘fuoricasa’ continua a macinare record su record grazie all’occidentalizzazione a tappe forzate degli stili di vita, come spiega Shao Zhi Li, della Chongqing Coffee Tea Family Catering Management Co. Ltd.: “Oltre a importare caffè torrefatto disponiamo nelle principali città cinesi di oltre 30 store con il brand Coffee Tea Family, che rappresentano un ottimo termometro dei gusti: i nostri clienti-tipo sono giovani e studenti e l’occasione di consumo che preferiscono è la colazione all’occidetale”.
I buyer cinesi, notoriamente esigenti, evidenziano anche le aree di miglioramento. “Nel tableware – afferma Carrie Nie, Business Development Manager di EuroChef China di Pechino – il cliente cinese continua a percepire i più costosi prodotti francesi e tedeschi come se fossero di qualità migliore. Oggi però molti hotel e ristoranti, che per la minore vivacità del mercato hanno ridotto i budget, si stanno rivolgendo a prodotti italiani – avverte – nei quali vedono un buon compromesso tra prezzo e qualità. I produttori italiani dovrebbero cogliere questa occasione per far conoscere meglio la reale qualità dei loro prodotti e consolidare queste quote di mercato”.
Un’altra area dove si presentano opportunità di crescita ancora da esplorare è il Medio Oriente, oltre gli Emirati. Interessanti occasioni si aprono, per esempio, in paesi come il Qatar come spiega Andrej Traikovski, Assistant F&B Operations Manager di Azadea Holding di Doha, in Qatar: “Il cibo italiano è molto richiesto, anche se con le note limitazioni richieste dalle regole halal, prima di tutto la proibizione della carne di maiale. In compenso, burro e formaggi sono sempre più apprezzati e anche ortaggi che non appartengono alla tradizione di un paese desertico come il Qatar, ad esempio zucchine e pomodori”.
Ma i 2.010 espositori presenti quest’anno – il 37% dei quali esteri – guardano già oltre queste economie non più emergenti, ma ormai ‘emerse’ a tutti gli effetti. Per esempio, al Nordafrica, da cui provengono diversi buyer. “Anche se la situazione economica non è ancora ottimale – dice Ahmed Sherif, Sales & Marketing Manager di Basco Engineering & Trading del Cairo, uno dei maggiori importatori egiziani di food equipment – il nostro Paese sta vivendo una fortissima crescita demografica, che amplia costantemente il mercato: oltre 90 milioni di abitanti, il 15% dei quali ha un elevato potere d’acquisto e ama i prodotti e i locali occidentali. A questi si aggiunge il target dei sempre più numerosi hotel e resort”.
Anche l’America Latina, nonostante la congiuntura altalenante, si profila come uno dei grandi mercati di domani. “In Argentina – dice Miguel Annessi, direttore Operazioni e Acquisti di David Rosental & Hijos di Rosario, che commercializza macchinari per uso alimentare nella grande distribuzione – esistono diversi produttori locali, ma le macchine italiane sono molto richieste perché il loro livello tecnologico è molto più avanzato. Il problema principale per noi – sottolinea – sono le politiche protezionistiche: oltre a dazi che arrivano fino al 35%, le procedure doganali sono volutamente lunghe e complesse per scoraggiare l’import. Tuttavia, la richiesta di una qualità sempre maggiore sia da parte del cliente professionale, sia dell’utente finale, spinge verso l’importazione di prodotti europei”.