Roma, 20 dic. (AdnKronos) – Alitalia, Fs, Telecom: pubbliche o private che siano, queste grandi aziende italiane si apprestano ad archiviare un anno a dir poco intenso e movimentato, all’insegna di riassetti al vertice e nella compagine azionaria che dischiudono ora nuovi scenari per il 2016. Basta scorrere gli eventi delle ultime settimane: il blitz ai vertici delle Ferrovie dello Stato, l’arrivo di un nuovo amministratore delegato in Alitalia e la partita assembleare di Telecom, suggellata dalla vittoria dei francesi di Vivendi con un secco 2 a 0.
Tanto per non smentire la sua storia, e pur non raggiungendo il picco di turbolenze degli anni passati, la navigazione di Alitalia non è stata priva di sussulti. Il 2015 è stato l’anno del decollo della nuova compagnia targata Etihad, con un nuovo piano industriale e un nuovo vertice, con l’ad Silvano Cassano, il presidente Luca Cordero di Montezemolo e il vicepresidente James Hogan.
Una strategia, quella della nuova Sai, che ha puntato, fin dall’inizio, al riposizionamento strategico della compagnia a cominciare da una radicale inversione di rotta, rispetto all’ormai vecchia Cai, rilanciando il lungo raggio con nuove rotte, come la Roma-Seoul, i voli per Abu Dhabi, hub di Etihad, da Milano e Venezia oltre che da Roma e, per il 2016, i nuovi collegamenti per Città del Messico e Santiago del Cile. Perno del rafforzamento sul medio raggio, è, invece, la partnership con Air Berlin. Ma, oltre alle nuove rotte, il piano punta anche a nuovi standard di prodotti e di servizio per fare di Alitalia “una compagnia a 5 stelle” o una compagnia “sexy”, come ama dire Hogan. Il tutto per centrare l’obiettivo di ritorno all’utile nel 2017. E’ un cammino in salita quello che intraprende Alitalia.