Palermo, 14 nov. (AdnKronos) – Novanta milioni di euro di fatturato l’anno, 15 aziende siciliane produttrici e oltre 1.000 addetti nella filiera allargata. Questi i numeri del Marsala, il vino liquoroso più famoso d’Italia, la cui sopravvivenza è messa a rischio dal continuo aumento delle accise. A lanciare l’Sos è Federvini che, questa mattina, a Palermo, presso la sede di Confindustria Sicilia, ha diffuso i dati relativi al comparto, in occasione del dibattito “Allarme accise. A rischio il futuro del Marsala”. All’incontro hanno preso parte il presidente di Confindustria Trapani, Gregory Bongiorno; il direttore generale di Federvini (Federazione italiana industriali produttori, esportatori e importatori di vini, acqueviti, liquori, sciroppi, aceto ed affini), Ottavio Cagiano de Azevedo; il presidente di Federvini Sicilia, Benedetto Renda; e il consigliere delegato del Consorzio di tutela del vino Marsala, Diego Maggio.
Gli incrementi delle accise sugli spiriti e sui prodotti intermedi, che interessano anche il Marsala, raggiungeranno, infatti, quota +30% a gennaio 2015. L’impatto di questa manovra sul fronte occupazionale, secondo quanto stimato da uno studio condotto da Trade Lab per Federvini, comporterebbe il taglio di oltre 6.700 posti di lavoro a livello nazionale, indebolendo gravemente un settore produttivo che esprime alcune eccellenze regionali molto famose al mondo, tra cui il Marsala. In particolare, secondo Trade Lab, in un mercato che già mostra una variazione tendenziale media delle vendite pari al -3,7% a volume e -1,4% a valore, il maggior gettito ipoteticamente generato dalla crescita delle accise al 30% risulterebbe neutralizzato dagli effetti derivanti da un’ulteriore contrazione delle vendite pari al -9,4% a volume, con circa 23 milioni di litri persi.