Roma, 19 set. (Adnkronos) – “La Chiesa deve allargare la sfera di discrezionalità per annullare i matrimoni ratificati ma non santificati dalla vita. Il 70% dei matrimoni è fatto in Chiesa solo per conformismo e consuetudine, per l’abito bianco e poco più. Sono unioni già nulle di per sé”. A parlare, all’Adnkronos, è Paolo Brosio, giornalista televisivo che ha raccontato a lungo la sua esperienza di “ritorno” alla fede cattolica e si è spesso pronunciato sulla possibilità per separati e divorziati di accedere ai sacramenti.
“Io, ad esempio – continua Brosio – mi sono sposato in chiesa solo per accontentare mia madre. Dopo la mia conversione alla fede, nel 2009, ho chiesto alla mia compagna cosa avremo dovuto fare e decidemmo insieme di non fare la comunione praticare l’astensione dal sesso. Le ho detto: “Io ti voglio bene ma non facciamo l’amore fino all’annullamento del matrimonio”. Ho chiesto alla Madonna di darmi la forza di mantenere l’impegno e lei mi ha aiutato. Dopo qualche anno ho finalmente ottenuto l’annullamento dal tribunale ecclesaistico della Sacra Rota. E’ una balla che costa molto ed è per pochi”.
“La cultura della fede è diventata un paravento – prosegue Brosio, che nel frattempo è diventato cattolico fervente e che ha pubblicato diversi libri sui miracoli di Medjugorje – per nascondere la mancanza di consapevolezza. Credo che ci vogliano delle regole chiare per mettere d’accordo intransigenti e possibilisti e facilitare il processo di annullamento delle unioni. Ci sono figli, in alcune coppie, che sono stati concepiti solo con l’amore fisico”, conclude.