Roma, 9 ott. (Adnkronos) – La politica deve riconquistare la capacità di orientare e governare le scelte dell’economia, oggi troppo spesso condizionate e determinate da fattori esterni e dai grandi poteri finanziari. E’ l’opinione che la presidente della Camera Laura Boldrini, ha sostenuto aprendo l’incontro con il professore Thomas Piketty, invitato a Montecitorio dal deputato Stefano Fassina per illustrare il libro “Il capitale del XXI secolo”, nel quale l’economista francese analizza le distorsioni del capitalismo e della finanziarizzazione dell’economia e i rimedi possibili per correggerle.
Boldrini ha in primo luogo sottolineato l'”insufficienza delle politiche e delle strategie messe in campo dalla Ue, che non sono riuscite a segnare un’inversione di tendenza e a far ripartire l’economia reale”. Le misure e gli strumenti per riavviare la crescita, dovrebbero tornare nella mani dei parlamenti e dei governi eletti dai cittadini. Condivido. ha detto infatti Boldrini, la “ferma convinzione del professor Piketty sulla capacità della politica di cambiare l’andamento delle cose, di incidere sulla realtà, di modificare le dinamiche economiche e sociali per correggere disfunzioni e criticità”.
“La corposa documentazione e i riscontri con i quali Piketty ha sostenuto e argomentato le sue tesi, rendono chiaro che, negli ultimi decenni l’analisi economica e gli orientamenti delle istituzioni sono stati segnati dall’obiettivo di ampliare gli spazi di mercato e di ridimensionare l’incidenza della politica. Ne è derivata una crescita impetuosa dell’economia finanziaria che ha largamente sopravanzato l’economia reale; un aumento delle rendite che ha innescato ripetute bolle speculative; la concentrazione della ricchezza e delle sperequazioni nella distribuzione del reddito”.
“Ed è evidente che, a lungo andare, un’iniqua distribuzione -ha osservato ancora la presidente della Camera- rallenta la crescita complessiva dell’economia. Questo orientamento sembra caratterizzare anche le strategie delle istituzioni europee che si sono concentrate sull’efficienza dei mercati affidando ai singoli Stati membri l’onere di porre in essere politiche per la crescita”.
“Con il risultato che i paesi che disponevano di più ridotti margini, a causa dei più stringenti vincoli di finanza pubblica, devono oggi fronteggiare una condizione di vera e propria recessione. Anche traendo spunto da analisi e proposte come quelle contenute nel libro che discutiamo oggi, dobbiamo allora impegnarci tutti per non eludere il tema più urgente dell’Europa contemporanea: individuare una strategia comune per una crescita solida e sostenibile, per combattere le diseguaglianze e garantire migliori condizioni di vita a tutti i cittadini”.