Roma, 9 gen. (Adnkronos Salute) – La popolazione residente vicino all'area della discarica di Malagrotta a Roma, chiusa da tre mesi ma che negli anni di piena attività ha smaltito gran parte dei rifiuti della Capitale, ha avuto un aumento delle patologie del sistema circolatorio, dei tumori della laringe e della mammella per le donne e dell'apparato respiratorio per gli uomini. Inoltre chi abita in prossimità dell'area ha fatto più ricorso alle cure ospedaliere (+8%), in particolare per le malattie circolatorie, urinarie e dell'apparato digerente. A stabilirlo sono i dati raccolti dal Progetto Eras Lazio (www.eraslazio.it), condotto dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio-Asl Roma E e dall'Arpa Lazio. Lo studio epidemiologico ha valutato lo stato di salute della popolazione esposta ai processi di raccolta, trasformazione e smaltimento dei rifuti urbani nel Lazio."Questo è l'unico progetto epidemiologico realizzato in Italia sugli effetti delle discariche e degli inceneritori sulla salute della popolazione limitrofa agli impinati – afferma all'Adnkronos Salute Francesco Forastiere, uno dei curatori del lavoro Dipartimento di Epidemiologia Ssr-Asl Roma E – l'abbiamo chiuso a maggio 2013, quindi prima della chiusura definitiva della discarica di Malagratta. Uno stop che negli anni potrebbe far scendere, ad esempio, i ricoveri per le malattie respiratorie. Ma è necessario valutare negli anni i dati. Speriamo – suggerisce Forastiere – che la Regione ci permetta di andare avanti con il progetto Eras, stiamo infatti lavorando sui dati più recenti 2010-2013 che potrebbero arricchiere ancora di più quadro epidemiologico del Lazio". La parte dell'indagine che riguarda l'area di Malagrotta è stata condotta con un approccio di coorte retrospettivo e ha seguito 85.559 persone (dal 2001 al 2010) residenti entro 7 chilometri dalla discarica. Le analisi si sono concentrate su alcuni composti 'killer' prodotti dal sito: per la discarica (l?idrogeno solforato), per la raffineria l' ossido di zolfo e per l?inceneritore il particolato atmosferico (PM10). Nel periodo preso in esame nella coorte dei residenti entro 7 Km dagli impianti in studio si sono verificati 5.878 decessi (3.233 uomini e 2.645 donne) per cause naturali. Il 38.8% per neoplasie maligne, il 38.1% per patologie a carico dell?apparato cardiovascolare e 6.5% per malattie dell?apparato respiratorio. "Il quadro di mortalità tra le persone più esposte agli inquinanti è in gran parte paragonabile con quello osservato nella popolazione di riferimento", osserva l'indagine. "A parità di età, livello di istruzione, tipo di occupazione, condizione socio-economica e livelli di inquinamento del luogo di residenza, gli uomini residenti entro un chilometro dagli impianti – riporta la ricerca – mostrano un rischio di ospedalizzazione per cause naturali in eccesso dell?8% rispetto a quello dei residenti nell?area 5-7 Km, ma tale eccesso è al limite della significatività statistica. Si segnala un eccesso di ricoveri per patologie cerebrovascolari (+32%, al limite della significatività statistica) e, al contrario, un numero di persone ospedalizzate per tutti i tumori, in particolare per tumore del polmone, inferiore al riferimento". Infine, l?analisi del trend per distanza evidenzia che "avvicinandosi agli impianti vi è un moderato aumento del rischio di ospedalizzazione generale (+2%), in particolare per patologie a carico dell?apparato cardiovascolare e dell?apparato urinario e patologie della tiroide.