Milano, 23 gen. (Adnkronos Salute) – Cosa c'è dietro le 'Arance della salute', la maxi iniziativa di fund raising proposta ogni anno dall'Airc in 2 mila piazze italiane? C'è un mondo fatto di pipette e microscopi, e ci sono scienziati giovani – 'made in Italy' – pronti a mettere le loro idee in valigia e a trasferirsi all'estero per amore della ricerca. Ma pronti anche a mettere in tasca il biglietto di ritorno, "se 'a casa' le loro idee vengono valorizzate". Parola di Maria Ines Colnaghi, direttore scientifico dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che oggi a Milano ha presentato gli obiettivi dell'iniziativa in programma per sabato 25 gennaio, quando 20 mila volontari distribuiranno 330 mila reticelle di arance rosse e gli italiani, con un contributo minimo di 9 euro, potranno sostenere il lavoro dei ricercatori. Vitamine in cambio di 'carburante' per la scienza. "L'obiettivo è raccogliere più di 3 milioni di euro – spiega Colnaghi – I fondi raccolti con le Arance della salute costituiscono la prima iniezione di risorse economiche per il 2014, fondamentali perché contribuiranno a garantire la continuità di 490 progetti di ricerca triennali e quinquennali, attivi nelle più qualificate istituzioni di ricerca italiane. Si tratta di progetti selezionati da una rosa di 600 revisori stranieri, secondo il processo del peer review". E fra i vincitori dei finanziamenti ci sono le nuove leve della ricerca perché, sottolinea Colnaghi, "ora bisogna puntare al ricambio generazionale degli scienziati. Basterebbe pensare al fatto che nessun Nobel è stato premiato per un'idea avuta dopo i 35 anni". E in quest'ottica 262 coordinatori di progetti deliberati nel 2013 (su un totale di 905) hanno meno di 40 anni. Di questi più del 71% sono donne (188). E se si allarga lo sguardo a tutti i ricercatori coinvolti nei progetti, più di 6 su 10 sono under 40. Contro il cancro, che in Italia viaggia al ritmo di mille nuove diagnosi al giorno, l'Airc schiera dunque giovani e camici rosa. Come Rosanna Piccirillo, 36 anni, titolare di un'Unità di ricerca Airc per giovani ricercatori all'Istituto Mario Negri di Milano. Lei che, incurante delle preoccupazioni dei genitori ("Troverai un lavoro?", le chiedevano), ha scelto di studiare Biotecnologie mediche a Milano e, dopo il dottorato, di partire – destinazione Usa – per proseguire e ampliare le sue ricerche. Dall'università della California ad Harvard. E poi di nuovo in Italia, dove ottiene il finanziamento Airc Start-up per aprire il suo laboratorio al Mario Negri, con un progetto scritto di suo pugno. "Lavorare all'estero fa parte dell'addestramento di uno scienziato. Ma a chi mi diceva 'Che torni a fare in Italia?' oggi posso rispondere che io ce l'ho fatta. Faccio ricerca ad alto livello nel mio Paese. E non è vero che in Italia non si può fare". Piccirillo con il suo gruppo si occupa di come il tumore interagisce con altri tessuti dell'organismo, in particolare il muscolo scheletrico, causandone il deperimento (si parla di 'cachessia'). Il finanziamento Start up "copre in toto per 5 anni i costi della ricerca, compreso lo stipendio per un paio di borsisti e, se necessario anche quello del ricercatore". E' per questo che ai banchetti dell'Airc "in questi anni ho visto ricercatori impegnati a vendere fino all'ultima arancia".I cervelli in fuga, riflette il presidente dell'Airc Piero Sierra, "non devono avere paura di tornare. Non sempre è facile. Ma per noi 'fuga' non è una parolaccia. I ricercatori sono inseriti e agiscono in un sistema mondiale. Per chi torna e coltiva i suoi progetti in Italia vogliamo essere un'isola di stabilità e continuità". Il Belpaese, conclude Colnaghi, "è un Paese piccolo, ma ha dato un contributo importante alla ricerca sul cancro. E da un paio d'anni, nell'ambito di alcune iniziative Airc, stiamo vedendo diversi ricercatori stranieri che chiedono di venire in Italia anche da Paesi che sono 'giganti' della ricerca scientifica come gli Usa".