New York, 26 ott. (AdnKronos) – I militanti dello Stato Islamico hanno torturato, anche con false esecuzioni, e affamato James Foley e gli altri tre ostaggi occidentali che hanno poi decapitato. E’ quanto scrive il New York Times in un lungo articolo in cui, sulla base delle testimonianze di 5 ostaggi che l’Is ha liberato, ricostruisce l’orrore delle prigioni dell’Is. I militanti sarebbero particolarmente accaniti contro Foley, il 40enne giornalista americano rapito nel 2012 che è stato il primo ostaggio ad essere decapitato di fronte alla telecamera dell’Is.
Prima della morte, Foley, scrive ancora il Times, ha dovuto subire pestaggi, torture con il ‘waterboarding’, il finto annegamento usato anche dalla Cia con i sospetti terroristi, e finte esecuzioni. Il giornale newyorkese sottolinea che Foley e gli altri tre ostaggi poi uccisi – il giornalista americano Steve Sotloff ed i due britannici David Haines e Alan Henning – erano torturati più degli altri perché i loro governi si rifiutavano, a differenza di quelli di altri ostaggi, di trattare per il pagamento di riscatti.
Ma il Times rivela anche che Foley si sarebbe anche convertito all’Islam, adottando il nome di Abu Hamza. Spesso gli ostaggi occidentali di gruppi estremisti islamici si convertono in modo fittizio nella speranza di migliorare così la situazione. Ma, raccontano le fonti del Times, la conversione di Foley sarebbe stata sincera, come quella di Peter Kassig, l’ex Army Ranger che l’Is ha indicato come il prossimo ostaggio che verrà decapitato. Kassig è, sempre secondo il Times, uno dei tre occidentali rimasti in mano dell’Is, insieme al britannico John Cantile e una donna americana di cui non è stata rivelata l’identità.