Roma, 21 ott. (AdnKronos) – Dalla produzione petrolifera lo Stato Islamico sarebbe capace di ricavare circa 800 milioni di dollari l’anno: l’equivalente di 2 milioni di dollari al giorno. A stimarlo è uno studio della società di consulenza Usa Ihs. Il gruppo terroristico, scrive Ihs, “è capace di generare ricavi significativi anche producendo soltanto una parte delle capacità petrolifere del territorio che attualmente controlla e vendendo il petrolio che produce con un forte sconto sul mercato nero”.
Attualmente la capacità di produzione che Is controlla in Iraq e Siria, sostiene Ihs, sarebbe stimato in 350 mila barili al giorno ma la produzione si attesterebbe a circa 50 mila-60 mila barili al giorno. Una produzione che poi sarebbe ceduta al mercato nero per un prezzo compreso tra i 25 e i 60 dollari al barile, pari quindi a circa 40 dollari in media l’anno, ad un livello quindi molto inferiore all’attualmente andamento del prezzo del greggio sui mercati. Più che raffinerie, sostiene Ihs, Is utilizzerebbe unità mobile per coprire principalmente le necessità di consumo del gruppo.
Francis Perrin, il presidente di Stratégies et Politiques Energetiques (Spe), intervistato ad ottobre a ‘Les Echos’, sostiene che dal petrolio, in un anno, lo Stato Islamico può ricavare fino a 500-600 milioni di dollari l’anno. Perrin, sostiene, che l’Is possiederebbe una ventina di raffinerie artigianale e una dozzina di campi petroliferi da una parte e dall’altra del confine siriano. Nel corso di un’audizione in Commissione Affari esteri del Parlamento Ue, il 2 settembre scorso l’Ambasciatrice dell’Ue in Iraq, Jana Hybasvova, aveva messo in evidenzia che alcuni paesi Ue acquistavano questo petrolio dell’Is senza citarli. “Purtroppo degli Stati membri dell’Ue acquistano questo petrolio” aveva denunciato evidenziando che per lo Stato Islamico “il petrolio è una delle questioni chiavi”.