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Siria: il Papa, pace, fa male la globalizzazione dell’indifferenza

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Città del Vaticano, 30 mag. (Adnkronos) Il futuro si costruisce solo con la pace. Fa male la globalizzazione dell’indifferenza e c’è il rischio di abituarsi. Papa Francesco lancia un nuovo monito affinchè si ponga fine alla crisi siriana che “non è ancora stata risolta e c’è il rischio di abituarsi”. L’occasione è il vertice organizzato dal Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’ guidato dal cardinale Robert Sarah per fare il punto sulla Siria con le varie realtà caritative cattoliche che si stanno facendo in quattro per la Siria e i siriani.
“Un anno fa – ricorda il Papa nel suo messaggio – ci siamo riuniti per ribadire l’impegno della Chiesa in questa crisi e per lanciare insieme un appello per la pace in Siria. Ora ci incontriamo di nuovo, per tracciare un bilancio del lavoro finora svolto e per rinnovare la volontà di proseguire su questa strada, con una collaborazione ancora più stretta. Ma dobbiamo riscontrare con grande dolore che la crisi siriana non è stata risolta, anzi va avanti, e c’è il rischio di abituarsi ad essa: di dimenticare le vittime quotidiane, le indicibili sofferenze, le migliaia di profughi, tra cui anziani e bambini, che patiscono e a volte muoiono per la fame e le malattie causate dalla guerra”.
“Questa indifferenza fa male! – è il grido di dolore di Bergoglio – Un’altra volta dobbiamo ripetere il nome della malattia che ci fa tanto male oggi nel mondo: la globalizzazione dell’indifferenza. L’azione di pace e l’opera di assistenza umanitaria che gli organismi caritativi cattolici svolgono in quel contesto sono espressione fedele dell’amore di Dio per i suoi figli che si trovano nell’oppressione e nell’angoscia. Dio ascolta il loro grido, conosce le loro sofferenze e vuole liberarli; e a lui voi prestate le vostre mani e le vostre capacità. È importante che voi operiate in comunione con i Pastori e le comunità locali; e questa riunione costituisce un’occasione propizia per individuare opportune forme di collaborazione stabile, nel dialogo tra i diversi soggetti, allo scopo di organizzare sempre meglio i vostri sforzi per sostenere le Chiese locali e tutte le vittime della guerra, senza distinzioni etniche, religiose o sociali”. (segue)