Roma, 7 ott. (Adnkronos) – “Chiediamo che ci sia chiarezza, vorremmo sentirci accolti dalla Chiesa prima di ogni cosa”. E’ l’appello di Ernesto Emanuele, presidente dell’Associazione Famiglie Separate Cristiane, al Sinodo sulla famiglia in corso in questi giorni. Emanuele si sofferma sulla vita difficile dei separati, sul momento in cui si decide di proseguire senza il proprio coniuge mettendosi in discussione e si chiede: “non è questo il frangente in cui un uomo o una donna hanno più bisogno di Dio? Noi -dice all’Adnkronos- chiediamo di essere soggetti e non oggetti”.
Per sottolineare il ritardo della Chiesa rispetto alle vicende dei separati, Emanuele precisa: “siamo in 4 milioni e solo nel 2005 si è iniziato a pensare a noi”. L’attenzione di Emanuele concentra su una inclusione maggiore dei separati nella vita cattolica, non tanto sulle polemiche di questi giorni su ‘comunione sì o no’ ai divorziati. “Il diritto canonico in vigore fino all’83 ci designava come ‘indignis’ e ‘maledicti’, queste sono cose difficili da rimuovere”, aggiunge Emanuele. Tuttavia la figura di Papa Francesco suscita fiducia: “Non ci sono parole che definiscano questo Pontefice. Lui ha la possibilità di risolvere questo problema”.