Arezzo 12 febbraio 2014 – Oltre 500 imprenditori partiranno da Arezzo alla volta di Roma con 10 bus per partecipare alla grande manifestazione nazionale promossa da Rete Imprese Italia il prossimo 18 febbraio. “Senza impresa non c’è Italia” è lo slogan scelto per lanciare l’iniziativa che chiarisce perfettamente l’obiettivo dei promotori: Rete Imprese Italia chiede con forza a Governo e Parlamento una svolta urgente di politica economica.
I Presidenti delle quattro associazioni (Anna Lapini Presidente Confcommercio Arezzo, Mauro Giovagnoli Direttore Confartigianato, Valter Bondi Presidente CNA Arezzo, Barbara Brogi Presidente Confesercenti) hanno illustrato questa mattina in conferenza stampa ad Arezzo le motivazioni della mobilitazione e hanno fatto il punto sull’andamento economico delle piccole imprese aretine.
“La crisi, la crescita allarmante della disoccupazione e una pressione fiscale, locale e nazionale, che anche nel 2014 rimarrà a livelli intollerabili, rischiano di prolungare i loro effetti sulle imprese, già stremate da forti difficoltà, e provocare un ulteriore impoverimento delle famiglie – hanno spiegato I Presidenti – Nella nostra provincia, la cui economia è caratterizzata dall’operosità quasi esclusiva delle Pmi, la situazione se possibile è ancora più preoccupante”.
Stando agli ultimi dati disponibili, negli ultimi cinque anni (dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2013) la provincia di Arezzo ha registrato un saldo negativo di 1.014 imprese artigiane: dalle 11.753 del 2008 si è passati infatti alle 10.739 del 2013. Nei settori commercio, turismo e servizi, il saldo resta comunque positivo o è di poco inferiore allo 0, ma solo per un fortissimo turn over che nasconde pericolose debolezze di sistema: intanto, perché le nuove nate difficilmente possono rimpiazzare il vuoto lasciato da imprese consolidate, poi perché i consumi sono in continuo calo. Addirittura, il commercio al dettaglio aretino segna una delle peggiori performance in Toscana, con un calo delle vendite del -6,8%, superiore di un punto percentuale alla media regionale (-5,8%, dati I semestre 2013), con punte del -8,3% per l’abbigliamento e del – 11% per elettrodomestici e prodotti per la casa.
Se d'altro canto domattina, all'improvviso, la provincia di Arezzo restasse senza i suoi oltre 30mila imprenditori delle micro, piccole e medie imprese di artigianato e terziario, cosa accadrebbe? Gli effetti sarebbero quelli di uno tsunami sull'economia locale e sulle condizioni di benessere di cittadini e famiglie. Perché ad oggi sono proprio queste imprese a fornire occupazione e a creare ricchezza sul nostro territorio.