Roma, 10 set. (AdnKronos Salute) – Serve più trasparenza nell’uso dei dati degli utenti che scaricano ‘app’ mediche in Italia: una su 2 non fornisce infatti un’informativa prima del download o chiede dati eccessivi rispetto alle funzionalità offerte. E’ quanto rivela un’indagine, avviata a maggio dal Garante per la Privacy per verificare il rispetto della normativa italiana sulla protezione dati da parte di applicazioni che utilizzano dati sanitari.
I risultati mostrano come anche nel nostro Paese gli utenti non siano adeguatamente tutelati e troppe volte non siano messi in grado di esprimere un consenso libero e informato. A seguito dell’esito dell’indagine, il Garante sta valutando le azioni da intraprendere, anche al fine di possibili interventi prescrittivi o sanzionatori.
E’ emersa infatti una scarsa attenzione alla tutela degli utenti e la necessità che questi software, che raccolgono un’ingente mole di informazioni personali, rendano più trasparente e chiaro l’uso delle stesse. Su un totale di oltre 1.200 applicazioni esaminate, appena il 15% risulta dotato di un’informativa privacy realmente chiara. Nel 59% dei casi è stato difficile per le Autorità di protezione dati reperire un’informativa privacy prima dell’installazione.
Quello delle app mediche è un settore in crescente sviluppo che presenta profili molto delicati per la privacy delle persone. L’azione del Garante si inserisce nell’ambito del ‘Privacy Sweep 2014’, l’indagine a tappeto promossa dal Global Privacy Enforcement Network, la rete internazionale nata per rafforzare la cooperazione tra le Autorità della privacy di tutto il mondo e di cui il Garante italiano fa parte.
La scelta tutta italiana di analizzare ‘app’ del settore medico o di wellness – sottolinea una nota – è in linea con le preoccupazioni manifestate dall’Europa su questo tema. La Commissione Europea ha infatti di recente avviato una consultazione sulla Mobile Health e ha pubblicato il Libro Verde sulle applicazioni sanitarie mobili (Green Paper on Mobile Health).
Ebbene, il Garante fa notare che 1 su 2 applicazioni mediche italiane e straniere analizzate dagli ‘sweepers’ dell’Authority, scelte a campione tra le più scaricate disponibili sulle varie piattaforme (Android, iOs, Windows, etc.), non fornisce agli utenti un’informativa sull’uso dei dati preventiva all’installazione, oppure dà informazioni generiche, o chiede dati eccessivi rispetto alle funzionalità offerte. In molti casi l’informativa privacy non viene adattata alle ridotte dimensioni del monitor, risultando così poco leggibile, o viene collocata in sezioni riguardanti, ad esempio, le caratteristiche tecniche dello smarphone o del tablet. A livello internazionale, l’iniziativa ha fatto crescere le preoccupazioni sulle ‘app’, che offrono funzionalità che vanno dai giochi al meteo, dalle news ai servizi bancari.