Roma, 11 feb. (Adnkronos Salute) – In Italia a partire dal 2000 il tasso di mortalità infantile "ha continuato a diminuire su tutto il territorio italiano, raggiungendo valori tra i più bassi in Europa, anche se negli anni più recenti si assiste ad un rallentamento di questo trend". Lo riferisce il rapporto 'Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo', realizzato dall'Istat: nel 2010 il tasso di mortalità infantile è di 3,3 decessi per mille nati vivi, valore di poco inferiore a quello osservato nel 2000. In questo quadro, però, "permangono – segnala il rapporto – differenze territoriali che vedono il Mezzogiorno penalizzato". Il trend Italiano si osserva in tutta Europa, "seppur con battute di arresto e oscillazioni. Il livello medio di mortalità infantile nei Paesi dell'Ue si attesta nel 2011 su un valore di 3,9 decessi per mille nati vivi. Emergono, tuttavia, ancora forti divergenze territoriali e la polarizzazione netta tra Est e Ovest. Tra i Paesi con tassi di mortalità elevati spiccano Romania (9,4), Bulgaria (8,5), Lettonia (6,6) e Malta (6,3). L'Italia presenta un valore sostanzialmente analogo a quelli di Belgio (3,3), Cipro, Spagna e Portogallo (3,1). I Paesi in cui si registrano i tassi più bassi sono Estonia, Finlandia e Svezia (uguale o inferiori a 2,5 per mille)".Sebbene il tasso di mortalità infantile italiano si attesti sui livelli dei Paesi più avanzati del mondo, non deve essere sottovalutata la forte variabilità territoriale, "con un indubbio svantaggio del Mezzogiorno". Nel 2010, infatti, quest'area del Paese nel suo complesso presenta un valore del tasso pari a 3,9. "Negli ultimi anni si assiste, inoltre, a un lieve aumento del tasso nel Centro, con valori, nel 2010, superiori alla media nazionale in Toscana (3,5) e Lazio (3,9)". Nelle ripartizioni Nord-Ovest e Nord-Est, fatta eccezione per la Liguria (3,8), la provincia autonoma di Bolzano (3,7) e il Friuli-Venezia Giulia (3,4), in tutte le altre regioni e nella provincia autonoma di Trento i livelli di mortalità sono inferiori o pari a 3,0 per 1.000 nati vivi.