Roma, 5 giu. (Labitalia) – “L’unica strada per presentarci in Europa con dignità rimane e continua a rimanere quella di fare le riforme”. Lo evidenzia il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nella sua relazione all’assemblea annuale. La parola d’ordine, scandisce, è ”fare le riforme”, anche perchè, in questa fase, “è stridente la contraddizione tra fiducia, in risposta agli annunci del governo, e comportamenti effettivi di famiglie e imprese: perchè sulla fiducia prevale ancora l’oppressione fiscale”. Tutto ciò “obbliga il governo, il Parlamento, la politica, ad agire con celerità, fermezza, efficacia”, perchè, osserva ancora Sangalli, “dobbiamo guardare con serena lucidità alla realtà: le prospettive di crescita sono deludenti; siamo, ancora, nella palude degli zero virgola tanto per il Pil quanto per i consumi”.
In sostanza, avverte, “non ci sarà una ripresa salvifica”: “Ci dobbiamo salvare da soli: facendo le riforme. E tutte le riforme che servono dipendono dalla riforma della spesa pubblica. Nonostante i primi apprezzabili sforzi fatti, la spesa pubblica presenta ancora ampi margini di riduzione e di riqualificazione”. Secondo Sangalli, infatti, “ci sono tagli rilevantissimi da effettuare: in parte andranno a risparmio pubblico, in parte devono essere reinvestiti per offrire servizi degni di un paese civile a tanti cittadini che sono praticamente esclusi dalla fruizione dei principali servizi pubblici”. “Si deve ‘licenziare’ definitivamente la vecchia e cattiva abitudine dello ‘spendi e tassa’ che ci ha portato ad avere oltre 2.100 miliardi di euro di debito” aggiunge.
“E’ oggi il tempo di mettere al centro della politica economica l’impresa. Tutte le imprese. Le grandi e le meno grandi, le piccole e le piccolissime. Perchè dobbiamo chiarire a tutti che il problema dell’Italia non sta nella dimensione delle sue aziende. Che certo possono e devono crescere: secondo scelte libere degli imprenditori e non per un disegno imposto”, scandisce il leader di Confcommercio. La realtà, spiega, “è che noi dobbiamo fare i conti con la lentezza della giustizia e gli ostacoli della burocrazia, con i costi eccezionali dell’energia e con una pressione fiscale di quasi quattro punti superiore alla media europea”.
In questo contesto, assicura, “la buona politica è quella capace di rimuovere questi ostacoli e annullare questi spread: allora vedrete che le nostre imprese, grandi e piccole, medie e piccolissime, aumenteranno la propria produttività senza incentivi, premi, favori o regali”. La strada è obbligata, afferma: “Abbiamo semplicemente bisogno di lavorare in un ambiente almeno buono quanto quello dei nostri partner internazionali: un ambiente amico e non ostile rispetto alla sfida del fare impresa. E’ dall’impresa e solo dall’impresa che si può ripartire”.
Ancora, Sangalli ribadisce il concetto di fondo: “L’impresa per la crescita e la crescita attraverso l’impresa: solo questo circuito può provvedere stabilmente alle risorse per la giustizia sociale e la solidarietà”. E, prosegue, “per tutto ciò c’è bisogno delle riforme, e sia ben chiaro che il prezzo delle mancate riforme o delle riforme sbagliate non lo pagherebbe il governo o la politica ma l’intero paese: non ce lo possiamo permettere, non se lo possono più permettere le nostre imprese”.
Quindi, il passaggio finale: “A loro, a voi, alle nostre imprese, dedichiamo allora tutto il nostro impegno, tutta la nostra responsabilità, tutte le nostre battaglie per le riforme. A loro, a voi dedichiamo la giornata di oggi e tutte quelle che verranno. A loro, a voi affidiamo la speranza di un’Italia coraggiosa che riparte da protagonista, in Europa e nel mondo. La speranza di un Paese che non si arrende e che, ancora una volta, può sorprendere tutti”.