Roma, 19 set. (AdnKronos Salute) – Un camice bianco creativo, aperto alle relazioni e all’ascolto, capace di costruire con il malato un rapporto vero. “Con lo spirito antico del ‘vecchio’ medico condotto, senza nostalgia però rispetto a questa figura, superata dall’evoluzione dei servizi sanitari, ma con la stessa empatia capace di capitalizzare al meglio l’efficacia delle terapie”. E’ la ricetta che Gianfranco Sinagra, direttore del Dipartimento cardiovascolare degli ospedali Riuniti di Trieste, spiega all’Adnkronos Salute per superare i limiti della medicina moderna, “dove – prosegue – la standardizzazione dei processi ha contribuito a erodere gli spazi per la relazione tra medico e paziente con i rischi e limiti di verticalizzare questo rapporto”.
Sinagra è autore, insieme alla collega Francesca Brun, del volume divulgativo ‘Pianeta cuore. Istruzioni per conoscerlo e mantenerlo sano’ (Edito da Biancaevolta). Un vademecum che vuole essere uno strumento agile per la prevenzione e la conoscenza delle malattie cardiovascolari nato proprio dalle domande poste ai due medici dai pazienti e dai loro familiari. “Non è possibile immaginare una medicina che non sia espressione della creatività – sottolinea Sinagra – è anche un’arte come tutte le attività degli uomini e non può che attingere all’originalità che è in ognuno di noi. E’ necessario quindi recuperare questo aspetto, un modo di concepire la medicina e relazionarsi con il malato e i colleghi. Un medico che non ha queste caratteristiche – precisa – è incompleto, esercita una scienza che ha nella relazione con il paziente e questo è un fattore determinante”.
Secondo Sinagra “l’atto medico si fonda anche sulla capacità di costruire una relazione intensa e credibile con il paziente, il malato si sente motivato durante l’anamnesi e io riesco a fargli dire anche ciò che lui pensa non sia importante. L’univeristà, la specializzazione, i master e la formazione continua (Ecm) – suggerisce il cardiologo – dovrebbero affrontare l’aspetto della relazionalità e della comunicazione. Alcuni atenei si sono mossi già in questa direzione”.
Gianfranco Sinagra, anche coordinatore del Centro clinico-sperimentale di cardiologia molecolare e traslazionale degli ospedali Riuniti di Trieste, ha dato da poco alle stampe, insieme a Bruno Pinamonti, il volume specialistico ‘Clinical Echocardiography and other imaging techniques in cardiomyopathies’. “Alla fine degli anni ’70 si moriva di infarto acuto nel 30% dei casi – avverte Sinagra – oggi grazie ai dispositivi biomedicali e ai farmaci meno del 6% dei casi, per chi ha raggiunto un ospedale dopo l’evento infartuale. Quindi l’evoluzione tecno-scientifica ha contribuito al miglioramento delle terapie, serve però – suggerisce – un impegno a recupera soprattutto nei contesti della cronicità (ad esempio lo scompenso cardiaco o il diabete) la relazione medico-paziente perché in quei casi è fondamentale per l’aderenza alle terapie”.
Infine Sinagra lancia una messaggio ai giovani: “Abbiamo scelto un lavoro difficile e complesso – ricorda – fatto di perizia tecnica, che è una componente essenziale e costituisce un capitale per la qualità delle cure che diamo, ma non va dimenticato che l’umanità ci consente di costruire un relazione capace di veicolare al meglio l’informazione. E’ questo che ci dà credibilità ed è un buon capitale che peserà poi su come il malato proseguirà nel suo percorso clinico. Quindi – conclude – i giovani medici devono avere sicuramente una buona preparazione, ma nel loro bagaglio non deve esserci solo questo. Dobbiamo essere consapevoli che questo lavoro si misura ogni giorno anche con la capacità di istaurare un rapporto con il paziente decisivo nella qualità delle cure che gli diamo”. Un esempio chiave arriva dai maestri. “Quelli che ho avuto mi hanno insegnato molto”, confida.