Home Nazionale Salute: dopo Chernobyl ridotti fiducia, altruismo e felicità degli europei

Salute: dopo Chernobyl ridotti fiducia, altruismo e felicità degli europei

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Roma, 21 lug. (AdnKronos Salute) – Il disastro della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986 ha influenzato non solo la salute degli europei negli anni successivi, ma anche il loro benessere, la fiducia, l’altruismo e la coesione sociale. E’ quanto emerge dai dati presentati al quarto workshop di Econometria sanitaria che si chiude oggi presso l’Università di Padova, da Luca Nunziata e Francesca Marino dell’ateneo padovano. La ricerca ha studiato la riduzione del ‘capitale sociale’ di diversi Paesi europei tenendo conto dei danni alla salute indotti dal disastro della centrale nucleare, e stimati in termini di aumento dei casi di tumore nelle regioni colpite dal fallout radioattivo.
“Le implicazioni del nostro lavoro – spiega Nunziata – mostrano che i ritorni da investimenti nell’healthcare e nella prevenzione delle malattie sono maggiori di quanto comunemente ritenuto, in quanto un miglioramento della salute pubblica all’interno di una comunità induce anche un miglioramento del suo capitale sociale”. Gli economisti padovani hanno utilizzato il disastro di Chernobyl per analizzare come la salute dei cittadini di un Paese incida, appunto, sul suo capitale sociale – inteso come insieme delle relazioni di fiducia, altruismo e socialità tra i cittadini – uno dei fattori che la recente letteratura economica ha individuato come elemento rilevante nella determinazione della performance economica.
“L’obiettivo – spiega Nunziata – era indagare la relazione di causa-effetto tra salute e capitale sociale in Europa. Dal momento che una semplice correlazione tra le due variabili non è frutto necessariamente di un effetto causale – precisa – noi utilizziamo Chernobyl come esperimento naturale per stimare il rapporto di causa ed effetto tra salute e capitale sociale di un Paese”.
Usando dati regionali Eurostat su dimissioni ospedaliere per neoplasie negli anni 2000-2008 in 76 regioni europee (escludendo Ucraina, Russia e Bielorussia) e dati sulla deposizione di cesio137 radioattivo nelle medesime regioni è emerso in primo luogo che nelle regioni soggette a maggiore fallout radioattivo, a causa di venti e piogge nei giorni successivi al disastro, le neoplasie sono più frequenti, a conferma di studi simili condotti in passato limitatamente ad alcune regioni europee. “All’aumentare dell’intensità radioattiva – spiega – aumenta anche l’incidenza delle neoplasie, mentre non si riscontra alcun effetto statisticamente significativo sulle morti per tumore”.
Le analisi suggeriscono che la probabilità che tali effetti siano dovuti al caso è molto bassa. Incrociando i dati sull’incidenza delle neoplasie post-Chernobyl in ciascuna regione esaminata e le informazioni raccolte sul capitale sociale di quella regione, misurato attraverso i dati della European Social Survey, “troviamo – sottolinea Nunziata – che quando la salute si deteriora in una certa regione, il capitale sociale si riduce: si riducono la fiducia verso il prossimo e verso le istituzioni, incluse quelle sanitarie, il livello di socializzazione, l’altruismo. Le attitudini dei cittadini diventano più orientate alla ricerca del proprio benessere individuale e si registra una diminuzione della felicità”.
“I nostri risultati – conclude – suggeriscono, anche la necessità di analisi ulteriori più approfondite, e soprattutto con campioni più ampi, circa le implicazioni del disastro di Chernobyl non solo sui paesi immediatamente colpiti, ma anche su quelli del resto dell’Europa soggetti al fallout radioattivo”.