Roma, 18 set. – (Adnkronos) – E’ finita in archivio l’inchiesta per bancarotta fraudolenta conseguente al dissesto di alcune delle società di produzioni audiovisive facenti capo ad Angelo Rizzoli e alla moglie Melania De Nichilo. Dopo la morte del produttore avvenuta il 12 dicembre dello scorso anno l’indagine era proseguita nei riguardi della donna. Compariva infatti come indagata nella vicenda giudiziaria in quanto socia di maggioranza o di minoranza nelle società componenti la Rizzoli Audiovisivi poi diventata Tevere Audiovisivi.
Dall’indagine affidata al pubblico ministero Giorgio Orano non sono emersi elementi sufficienti -come rileva lo stesso magistrato- per poter sostenere in giudizio la fondatezza delle accuse ipotizzate. Inoltre è emerso che nessun ruolo di gestione aveva avuto la De Nichilo.
Per il dissesto societario il 14 febbraio dello scorso anno Rizzoli finì in carcere mentre la moglie andò agli arresti domiciliari. L’accusa contestata era quella d’aver trasferito i proventi di alcune società interamente alla Rizzoli Audiovisivi. Di conseguenza le società non erano in grado di far fronte ai debiti con i fornitori nei regolari rapporti con Equitalia. Oggi il gip Massimo Di Lauro ha chiuso definitivamente la vicenda archiviando il caso per morte di Angelo Rizzoli.