(AdnKronos) – La Corte rileva poi che, alla scadenza del termine indicato, lavori di bonifica erano “ancora in corso o non erano stati iniziati in certi siti” e per altri “non è stato fornito alcun elemento utile a determinare la data in cui detti lavori sarebbero stati eseguiti”. Per la Corte l’Italia ha violato “in modo persistente” l’obbligo di recuperare i rifiuti o di smaltirli senza pericolo per l’uomo o per l’ambiente.
L’Italia, si spiega dalla Corte, “non si è assicurata che il regime di autorizzazione istituito fosse effettivamente applicato e rispettato”, “non ha assicurato la cessazione effettiva delle operazioni realizzate in assenza di autorizzazione” e “non ha neppure provveduto ad una catalogazione e un’identificazione esaustive di ciascuno dei rifiuti pericolosi sversati nelle discariche”. Infine il Paese “continua a violare l’obbligo di garantire che per determinate discariche sia adottato un piano di riassetto o un provvedimento definitivo di chiusura”.
La Corte condanna quindi a pagare una somma forfettaria di 40 milioni di euro e una penalità semestrale di 42,8 milioni, decrescente fino all’esecuzione della sentenza del 2007. Dall’importo saranno detratti 400 mila euro per ciascuna discarica contenente rifiuti pericolosi messa a norma e 200 mila euro per ogni altro sito regolarizzato.