(Lione) – Oggi, comunque, l’azienda francese ha “la capacità di fare ricerca” e le conoscenze moderne ci permettono di “superare una serie di problemi incontrati in passato. Non era possibile fare ricerca, anche perché le riviste non avrebbero mai pubblicato questi studi. Inoltre le strategie dell’approccio omeopatico dipendono molto dalla capacità del medico di interpretare i problemi del paziente. Dunque anche per questo ho puntato in questi ultiimi anni sulla ricerca epidemiologica, che non entra nel problema del perché una cosa funziona, ma guarda solo a cosa viene fatto e ai risultati. Dagli anni ’80 – ricorda Boiron – ho iniziato a fare ricerca prima sulla diluizione, poi scontrandomi con le difficoltà di imbrigliare l’approccio omeopatico medico in un trial clinico”.
Risultato? Per Boiron “non è possibile confrontare due farmaci, omeopatico ed allopatico, ma piuttosto i loro effetti. Inoltre, quello che in Francia è noto come un ‘manager-filosofo’ è convinto che la medicina “non è una scienza”, ma un’arte “che dipende fondamentalmente dal risultato di una relazione fra due persone”, il medico e il malato. Se dunque “il confronto tra un medicinale omeopatico ed allopatico sul piano clinico spesso non funziona, possiamo cercare altre strade per capire cosa fa un omeopatico sul piano clinico. Per questo sono molto interessato all’epidemiologia”. E a ripercorrere le testimonianze del passato per comprendere meglio l’omeopatia.