Home Nazionale Reboani, per un collocamento come Germania servirebbero 50.000 assunzioni

Reboani, per un collocamento come Germania servirebbero 50.000 assunzioni

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Roma, 31 gen. (Labitalia) – Le cifre diffuse oggi dall'Istat sulla disoccupazione ripropongono anche il tema dell'inefficienza del collocamento: i centri pubblici sono molti, ma intermediano solo una piccola percentuale dei rapporti di lavoro; le agenzie private sono in crescita ma operano soprattutto al Centro-Nord. "Credo che sia assolutamente necessario cambiare il sistema del collocamento -spiega a Labitalia Paolo Reboani, presidente e ad di Italia Lavoro- e credo anche che questo sia un processo di aggiustamento molto complesso, soprattutto per un fattore istituzionale: il fatto che le dinamiche e le politiche del lavoro sono divise tra Regioni e Stato, sono cioè materia concorrente. E questo non agevola affatto le operazioni". "Dall'altra parte -dice Reboani- dobbiamo riconoscere che il Paese non ha investito nei centri per l'impiego, non ha investito nell'incorocio domanda-offerta. Gli stessi privati non sono attori protagonisti: sono presenti nel Centro-Nord e, se facciamo una cartina dell'Italia, vediamo che dove sono i cpi ci sono le agenzie, dove non ci sono cpi non ci sono le agenzie. E' indisopensabile cambiare sistema e questo significherebbe mirare a degli standard europei per i quali ci vogliono investimenti significativi. A bbiamo fatto una proiezione: per avere dei cpi come quelli di Germania o Francia o Inghilterra, bisognerebbe assumere 50.000 persone, e questo mi pare un traguardo difficilmente realizzabile nei prossimi anni". Bisogna lavorare su un altro fronte, spiega Reboani: "Quello che dobbiamo gare è: molte tecnologie, lavorare sulla piattaforma tecnologica, fare integrazione tra pubblico e privato e certamente coinvolgere le imprese". "Con le regioni ci sono ottimi rapporti", assicura Reboani. "In questi anni, anche con il ministero, abbiamo costruito una rete di rapporti -ricorda- e di raggiungimento di obiettivi comuni. E' evidente il fatto che abbiamo più livelli di governo, Regioni, Province etc, e questo rende molto difficile conseguire risultati in tempi brevi e in tempi coerenti con il ciclo economico". Anche qui, aggiunge il presidente dell'agenzia tecnica del ministero del Lavoro, fortemente impegnata sul territorio, "andrebbe rivista l'architettura del sistema: io sono a favore che ci sia un'Agenzia nazionale di carattere federale che recuperi alcune competenze oggi sparse su vari livelli, anche se dobbiamo riconoscere che il mercato del lavoro è anche un mercato locale territoriale e dobbiamo lasciare alcune politiche a quei livelli".L'evoluzione di Italia Lavoro negli anni "è stata importante: da un qualcosa che non aveva la sua forma -spiega Reboani- a un profilo molto chiaro che si basa su tre cose: l'assistenza tecnica alle Regioni e ai cpi per l'inserimento ai giovani, l'entrare nelle crisi industriali attraverso i progetti di welfare to work, la transizione scuola-lavoro". Oggi Italia Lavoro movimenta "un bacino di 1.400 persone -conclude- di cui circa 3-400 a contratto indeterminato e il resto collaboratori, perchè abbiamo una struttura fatta di progetti molto agile e molto flessibile su tutto il territorio nazionale". E non teme la spending review: "Credo che sia utile per valutare, nell'ambito delle funzioni dello Stato e delle regioni, se e come è utile avere un agenzia per le politiche del lavoro. E io credo che la spending review non potrà che confermare che in questo Paese un'agenzia per le politiche del lavoro è necessaria".