(AdnKronos) – Crescono però le evidenze che oltre al contributo delle esportazioni nette sia necessaria, nell’intera Europa, un’azione volta al sostegno delle infrastrutture, e quindi anche una politica fiscale, che utilizzando gli spazi fiscali dove esistono e ricomponendo anche, nei paesi a più alto debito, spesa corrente e in conto capitale, sproni gli investimenti pubblici che sono sostegno di domanda nel breve periodo e di offerta nel lungo termine. Resta peraltro decisivo, per il rafforzamento del lato dell’offerta dei singoli Paesi, il maggior contributo da parte delle riforme strutturali.
Se sullo sfondo europeo resta la minaccia della deflazione, al punto, paradossale, di dover valutare anche perfino con qualche timore il positivo ribasso delle quotazioni petrolifere che in altri periodi sarebbe stato accolto solo con soddisfazione, il Rapporto ritiene che i rischi da essa rivenienti non si materializzeranno: si prevede per il nostro Paese un tasso di inflazione un po’ sotto il punto percentuale nel 2014 e 2015 e poco sopra il punto percentuale nel 2016.
Il profilo di crescita della nostra economia è compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica che si conformeranno ai valori programmati grazie soprattutto all’azione di compensazione che sarà esercitata dalla spesa per interessi.