Roma, 10 gen. (Labitalia) – "Dalla segretaria della Cgil Susanna Camusso è venuta un'apertura importante sui contenuti del Jobs Act di Renzi: la Cgil si sta aprendo e guarda con attenzione alla riconsiderazione di istituti, come ad esempio l'art. 46 della Costituzione, quello sulla partecipaizone dei lavoratori, di fatto 'accantonati 'nel nostro Paese". Così Roberto Pessi, prorettore alla didattica e professore di diritto del lavoro della Luiss Guido Carli, parla con Labitalia delle ultime dichiarazioni della leader della Cgil, Susanna Camusso, a proposito del piano Renzi. "E' chiaro che l'impostazione che intelligentemente Renzi ha dato al Jobs Act -spiega Pessi- è un po' uno scambio di rappresentanza sindacale e qualche flessibilità protratta nel tempo (con il contratto di inserimento a tutele progressive). Bisogna poi tener conto che Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, il 31 maggio 2013, hanno siglato un accordo interconfederale per ridisciplinare la rappresentanza sindacale, passando da Rsa a Rsu e per utilizzare un criterio elettorale che premi la maggioranza. Ed essendo la Cgil maggioritaria è chiaro che questo dà al sindacato di Corso d'Italia una sorta di 'diritto di veto' sugli accordi separati. Comunque l'accordo andrà recepito e una legge che recuperi i contenuti di quell'accordo -dice Pessi- è per la Cgil una grossa opportunità".Il secondo tema che può aver convinto Camusso a spingersi un po' più avanti nell'apertura a Renzi, spiega Pessi, "è il fatto che il Jobs Act ha spostato nel tempo la modifica dell'art.18, presentandosi come un progetto articolato su cui trovare consenso prima di procedere a cambiamenti". Camusso ha approvato soprattutto il rilancio del tema della partecipazione dei lavoratori all'impresa. "E' un vecchio tema, contenuto nell'art.46 della Costituzione, ma bisognerà capire se per attuarlo -osserva Pessi- il sistema della partecipazione diventa duale o rimane a canale unico. Vale a dire i rappresentanti dei Consigli di vigilanza saranno eletti dai lavoratori o nominati dai sindacati?". Riguardo alla riduzione delle tipologie contrattuali, dice Pessi, "lo strumento principale ipotizzato da Renzi è il contratto unico di inserimento". Resta un certo grado di conflitto con il contratto di apprendistato, recentemente riformato da Elsa Fornero e che doveva essere il principale contratto per l'ingresso nel mondo del lavoro. "E' vero -conferma Pessi- ma l'apprendistato ha avuto tante difficoltà, a partire dalle norme regionali, e non è mai decollato. Per questo, se in un momento come questo il contratto unico farà assumere giovani, ben venga. Poi risolveremo le questioni con l'apprendistato".Ma per Pessi, forse, la cosa più importante del Jobs Act è un'altra: "E' la riduzione dei costi dell'energia per le imprese. Questo sì -conclude- è un vero fattore di competitività".