Roma, 11 ott. (Adnkronos) – “Non votare la fiducia al proprio governo è un atto politicamente molto pesante”. Così, in una intervista a Il Messaggero, il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda interviene sulla vicenda dei tre senatori democratici, Casson, MIneo e Ricchiuti, che non hanno votato la fiducia al Jobs Act a Palazzo Madama.
“Giovedì prossimo, si riuniranno i senatori del nostro gruppo per discutere dei provvedimenti in arrivo, della situazione politica e quindi anche del voto sulla delega lavoro. Parleremo pure dei senatori che non hanno partecipato al voto. Ma sarebbe sbagliato trasformare una questione politica seria in un affare disciplinare”, aggiunge Zanda che ricorda di aver votato per disciplina di partito e per rispetto delle decisioni della maggioranza del partito provvedimenti o parti di essi sulle quali non era d’accordo, come per esempio sul finanziamento ai partiti.
“La questione decisiva, per restare in un gruppo politico, consiste nel sapere quale valore debba essere dato all’orientamento della maggioranza del proprio gruppo”, insiste Zanda che ricorda come nelle prossime settimane ci saranno importanti appuntamenti parlamentari: “se venisse accettato il principio che i senatori del Pd, su ogni provvedimento possano votare secondo la propria particolare e specialissima opinione, il gruppo non avrebbe più ragione di esistere”. Il dissenso, insomma, “non può essere istituzionalizzato”. I tre dissidenti, per questa volta, verranno ‘perdonati’? “Le decisioni sono sempre dell’assemblea e non del presidente del gruppo. E vanno prese sempre alla fine del dibattito e non prima”, risponde Zanda.