Roma, 11 ott. (Adnkronos) – “Il jobs act non era nel programma elettorale, non sono stata eletta per abolire l’articolo 18, ma per difendere i lavoratori”. Lucrezia Ricchiuti, senatrice democratica, civatiana, è una dei tre esponenti del Pd, insieme a Corradino Mineo e Felice Casson, che hanno scelto di non votare la fiducia alla legge delega sul lavoro.
“Ho dato -aggiunge- il mio contributo con gli emendamenti. Non condivido il fatto che sia stata chiesta la fiducia sul tema più importante, che è il lavoro. E non ho votato contro”, aggiunge Ricchiuti che sottolinea come la fiducia non fosse votabile “perché prima di tutto c’è una delega non delega: una delega deve avere una cornice costituzionale. C’è la possibilità che venga bocciata dalla Corte. E poi -insiste- io sto nel Pd perché uno dei valori fondanti del mio partito è la difesa dei lavoratori e degli ultimi”.
Tra i punti sui quali secondo i dissidenti non si poteva transigere c’è quello che riguarda i licenziamenti: “i datori di lavoro licenzieranno per apparenti motivi economici, e anche se si dimostrerà che non è così, il reintegro non c’è più”, conclude Ricchiuti.