Milano, 6 nov. (AdnKronos) – Diserta la riunione dei magistrati voluta dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati per ‘voltare pagina’, come aveva scritto nella convocazione lo stesso ‘capo’ e per ‘recuperarre l’orgoglio’. Ma, alla fine, con una lettera inviata a tutti i colleghi, alla riunione è stato un pò il ‘convitato di pietra’ e non certo silenzioso. Alfredo Robledo, il procuratore aggiunto di Milano, al centro dello scontro che da mesi lo separa a Edmondo Bruti Liberati, messo ‘all’angolo’ alle esecuzioni penali dopo essere stato rimosso dal dipartimento che dirigeva, tra i più importanti nel capoluogo lombardo, quello sulla corruzione, oggi ha scelto di mettere nero su bianco quel che pensa.
Come premessa Robledo annuncia la sua assenza da una riunione a suo giudizio ‘illegittima’ dopo la bocciatura da parte del Consiglio giudiziario della rimozione dello stesso Robledo dal suo ufficio. “E’ evidente -scrive il magistrato- l’impossibilità di una mia partecipazione ad un’assemblea così convocata, e persino l’inopportunità di una mia personale presenza, avendo da tempo denunciato nelle sedi istituzionali di autogoverno l’illegittimità di atti del Procuratore e, più in generale, l’abuso dei poteri riconosciutigli dalla legge quale capo di un ufficio requirente”.
Non si tratta, scrive Robledo “di un atteggiamento volutamente conflittuale e, tanto meno, di una tessera di un inesistente ‘scontro’ interno all’Ufficio, quanto purtroppo della presa d’atto dell’assenza delle condizioni minime per offrire un contributo reale. Il Procuratore, invero, invita ad una discussione su come riorganizzare l’Ufficio sul presupposto della stabilità degli effetti del suo provvedimento di revoca delle deleghe a chi scrive, provvedimento già severamente censurato e demolito con valutazioni nette dal Consiglio Giudiziario, che ha disegnato un contesto molto diverso da quello prospettato dal Procuratore nella sua motivazione”.