Roma, 30 set. (Adnkronos) – I ‘giovani turchi’ con Francesco Verducci hanno già annunciato la disponibilità a ritirare i loro emendamenti. Gli altri, le minoranze che ieri si sono spaccate in Direzione, attendono la nuova proposta del governo annunciata da Luigi Zanda, prima di decidere cosa fare dei 7 emendamenti alla delega al Jobs Act presentati la scorsa settimana.
Dopo la vittoria di Matteo Renzi ieri in Direzione, al Senato la maggioranza è già al lavoro per ridurre l’area del dissenso dem anche in Parlamento. E l’odg votato ieri sera, che ha raccolto consensi oltre la maggioranza renziana (hanno votato a favore i ‘giovani turchi’ e si è astenuta parte di Area riformista, Roberto Speranza in testa) potrebbe essere la base per tenere unito, per quanto si può, il gruppo Pd a palazzo Madama. Stamattina nella riunione dei senatori dem, la maggioranza ha chiesto a tutti di ritirare gli emendamenti presentati.
Dai firmatari dei 7 emendamenti non è arrivato un no, ma la richiesta di valutare prima nel merito cosa ci sarà scritto nel nuovo testo del governo. “Al contrario di quanto ipotizzato da alcuni, il clima si è molto stemperato dopo la Direzione”, si osserva in ambienti dem al Senato. Comunque se le cose dovessero complicarsi, resta sempre sullo sfondo l’ipotesi fiducia. Il premier vuole l’ok al provvedimento entro l’8 ottobre. Calendario alla mano, si spiega, il voto finale potrebbe cadere proprio in quella data, quando Renzi sarà a Milano per il summit Ue sul lavoro.
(Adnkronos) – Il nuovo testo del governo, che raccoglie l’odg in 4 punti votato ieri in Direzione, è atteso a breve. Al massimo tra la fine della settimana e l’inizio della prossima, visto che martedì dovrebbe cominciare l’esame dell’aula alla delega sul Jobs Act. Qualche giorno di mediazione in Parlamento. Sulla scia di quella che ieri, mentre era in corso la Direzione, si è svolta al secondo piano del Nazareno con Lorenzo Guerini da una parte e i ‘dialoganti’ della minoranza dall’altra.
“Se non c’è stato l’accordo su un documento unitario, è stato solo perchè ad alcuni non interessava il merito della riforma del lavoro ma solo colpire Renzi”, si sibila tra gli astenuti di Area riformista. Quel ‘qualcuno’ sono Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. “Hanno trascinato con loro il povero Cuperlo…”. Si racconta che dopo l’intervento di Cuperlo in Direzione, un intervento non di rottura, D’Alema lo avrebbe avvicinato “e gli ha detto: tu devi votare contro'”.
Al di là delle voci da Transatlantico, comunque il voto di ieri apre “una fase di riflessione” dentro Area riformista, la più corposa delle minoranze. Se Cuperlo con Davide Zoggia, Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre ed altri (oltre l’area Civati e Francesco Boccia) hanno seguito Bersani e D’Alema votando no all’odg. Altri come Speranza, Gugliemo Epifani, Nico Stumpo, Enzo Amendola, Micaela Campana si sono astenuti. “Ci siamo emancipati dalla vecchia guardia…”, scherza uno di loro.
(Adnkronos) – Per rendersi conto che ieri delle aperture da Renzi sono state ottenute, dicono i ‘dialoganti’ della minoranza Pd, basta leggere certe dichiarazioni di oggi che arrivano da Ncd e Forza Italia. “Per tutti quelli che ‘avete fatto una cosa di destra’, segnalo che Brunetta, Romani e Sacconi attaccano il Pd per l’odg approvato ieri”, scrive Matteo Orfini su twitter.
Ma non vengono solo segnalati gli attacchi di Ncd e Fi ma anche certe ‘ammissioni’ tra i ribelli dem. Vedi Corradino Mineo: l’odg votato in Direzione “nella sostanza recepisce ben 5 dei nostri 7 emendamenti presentati al Jobs Act…”. Ed ancora Cecilia Guerra: “La Direzione del Pd ha cominciato a dare risposte ai nostri 7 emendamenti. Per questo è importante andare nel merito del testo nel corso del dibattito in aula”.
Insomma il nuovo testo del governo, redatto sulla base dell’odg votato ieri, potrebbe smussare un po’ le tensioni con la minoranza al Senato. Tanto che Ncd sente puzza di bruciato. Mette in chiaro Maurizio Sacconi: “Non so se saranno presentati” emendamenti dal governo, “ma in ogni caso non potranno essere la mera traduzione dell’odg del Pd in quanto tutte le modifiche devono essere concordate con il relatore, che sono io e che come e’ noto ho le mie opinioni”. Il capogruppo Zanda ribatte a Sacconi: “Il relatore di un provvedimento rappresenta l’opinione della commissione e della maggioranza che sostiene il provvedimento”.