Roma, 28 dic. (AdnKronos) – Nessuna minaccia, “il governo non cade”, ma un pressing serrato perché la riforma del lavoro cambi ancora. Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato di Area popolare e ariete dell’Ncd sul Jobs Act, ha una proposta per Renzi: “Così com’è la riforma è positiva solo in parte, può migliorare. Ad esempio, perché sui licenziamenti non utilizziamo in toto il modello tedesco?”, sottolinea Sacconi a ‘La Repubblica’. E il partito di Alfano chiede che il contratto a tutele crescenti venga applicato anche al settore pubblico.
“Sulla politica del lavoro comunque è stato fatto un passo avanti che corrisponde a molte delle nostre richieste”, sottolinea Sacconi. Ciò che soddisfa l’esponente Ncd è la de-contribuzione dei contratti a tempo indeterminato, l’impegno a scrivere il Testo Unico che sostituirà lo Statuto dei lavoratori e la definizione nella delega del contratto a tutele crescenti che supera l’iniziale ipotesi di sottoporlo all’articolo 18 dopo tre anni. Ma poi arrivano “i limiti” del pacchetto. Primo, “resta una forte discrezionalità del magistrato sulla reintegrazione che rende ancora incerta la flessibilità in uscita e scoraggia gli imprenditori.”.
Sacconi racconta che il pasticcio lo ha fatto il governo. “Noi avevamo accolto due proposte dei collaboratori del presidente del Consiglio che prima hanno chiesto se fossimo d’accordo nel lasciare la reintegrazione solo nel caso di un reato del lavoratore poi rivelatosi insussistente, poi hanno offerto l’opting out”. E dopo cosa è successo? Semplice, che “ho appreso solo poco prima del Cdm di un presunto eccesso di delega che, se vero, avrebbe dovuto riguardare anche l’opzione del lavoratore”. Quindi l’opting out era saltato, “mentre se fosse rimasto sì che le assunzioni a tempo indeterminato sarebbero diventate più convenienti grazie alla certezza dell’esito di ogni contenzioso”. Da Sacconi, a nome di Ncd, arriva una proposta a Renzi: “Perché non facciamo come in Germania? Prendiamo la legge tedesca tale e quale, ovvero permettiamo all’imprenditore condannato alla reintegrazione di poter chiedere al giudice l’indennizzo per incompatibilità con quel lavoratore. In Germania nel 99% dei casi viene concesso. Anche se non è la soluzione migliore, il modello tedesco, che Renzi più volte ha detto di volere importare in blocco, sarebbe accettabile”.