Home Nazionale Lavoro: Renzi divide sindacati, Cisl-Uil ‘svolta possibile’, no Cgil/Adnkronos

Lavoro: Renzi divide sindacati, Cisl-Uil ‘svolta possibile’, no Cgil/Adnkronos

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– Roma, 7 ott. (Adnkronos) – Renzi torna a dividere i sindacati. Sull’incontro con il premier a Palazzo Chigi, infatti, il primo dopo 7 mesi di governo, un decreto legge sui contratti a termine ed un riforma del lavoro con annessa modifica sull’art.18, in ballo al Senato, i giudizi di Cgil Cisl e Uil prendono strade diverse. Se per il leader Cisl, Anna Maria Furlan, e il segretario generale Uil, Luigi Angeletti, è possibile intravedere una “svolta” concertativa, in attesa di vedere le carte del prossimo round fissato il 27 ottobre prossimo, per la Cgil di Susanna Camusso l’incontro di oggi non ha spostato nulla sul fronte del lavoro ma si è tradotto in una semplice “carrellata di provvedimenti, peraltro noti” senza “nessun passo avanti”. Anzi, dice, ” il lavoro è sistematicamente messo in discussione” mentre sarebbero davvero urgenti interventi di “investimento e occupazione e più risorse sugli ammortizzatori sociali”.
E’ una doccia fredda, probabilmente già messa in conto da Renzi , infatti, quella arrivata dalla Cgil che ha per questo confermato la manifestazione del 25 ottobre prossimo a Roma e annunciato l’avvio di altre iniziative di lotta contro i tentativi di manomettere l’articolo 18 e le altre tutele sul lavoro. Mobilitazioni a cui Cisl e Uil non sembrano al momento intenzionate a partecipare. “Dal punto di vista dei contenuti sono state ripetute cose note che non determinano un cambiamento della valutazione data sia sulle scelte fatte che sul jobs act”, esordisce Camusso al termine del vertice lampo, poco più di un’ora e mezza contro le 3 ore ‘canoniche’ dei summit tradizionali.
“Vedo molto entusiasmo sul fatto che si sia riaperta la sala Verde ma credo che nessuno possa dire che si sia avviata una nuova stagione di concertazione perchè il dire andiamo avanti ma poi decide solo la politica, e con voi discuteremo dopo, non è nessun concreto passo avanti”, spiega. Non c’è, ripete, infatti, “un segnale esplicito in direzione di una disponibilità a definire nuove norme insieme a sindacati”. Cartina di tornasole in questo senso la fiducia posta sulla legge delega. “Una scelta che radicalizza il fatto che non ci sia confronto con i sindacati e che le politiche del lavoro restano al Governo senza nessuno spostamento” verso i sindacati, denuncia ancora Camusso. (segue)
(Adnkronos) – Parole che al premier, che aveva anche individuato dei “sorprendenti punti di contatto con il sindacato”, a partire da possibili incentivi sui contratti a tempo indeterminato, sono scivolate addosso. Secca la replica: “ascoltiamo chiunque, miglioriamo se dobbiamo migliorare e contemporaneamente ribadiamo il messaggio che questo è un Paese che deve cambiare. Andiamo avanti, non ci faremo fermare dai veti e dalle opinioni negative, continuare su un processo di cambiamento straordinario”, ribadisce ancora una volta.
Aperture invece sono arrivate da Cisl e Uil, più fiduciose sul possibile ‘cambio di passo’ sul fronte del dialogo sociale, attestato dall’incontro di oggi e da quello successivo del prossimo 27 ottobre. Non che i provvedimenti sull’articolo 18, gli ammortizzatori sociali, il Tfr, i precari abbiano convinto del tutto i sindacati, piuttosto la volontà di Furlan e Angeletti di aprire una linea di credito al governo ribadendo le richieste su un taglio della pressione fiscale, rilancio dei consumi e degli investimenti.
“Finalmente si apre uno spiraglio”, commenta al termine Furlan, che parla di ” un momento di svolta tra il Governo e le parti sociali”. E se sull’articolo 18 il sindacato di via Po rintraccia delle aperture del governo è un no secco sia sui salari minimi che sulla legge sulla rappresentanza giudicata “del tutto inopportuna”. Una partita questa, salario minimo-rappresentanza-contrattazione aziendale, che sarà lunga anche se il governo pare intenzionato a mettere i temi all’interno di un emendamento alla legge delega.
(Adnkronos) – Ma i no non sono sufficienti alla Cisl, come alla Uil, a giustificare una mobilitazione unitaria che rinvia la protesta , ma nei territori, al 18 ottobre prossimo. “Avremmo preferito sostenere una piattaforma stabilita insieme. Ma la tecnica di fare un’iniziativa, per quanto possa essere simbolicamente importante, non è sufficiente. Bisogna avere credibilità e invece abbiamo un problema di rapporto con l’opinione pubblica, con quella parte di cittadini che non ha possibilità di ascoltare quello che dicono i sindacati”, spiega il leader Uil, Luigi Angeletti che al momento ‘sdogana’ più la parte “politica” della giornata che quella “sostanziale”.
“Se la sostanza ci sarà lo vedremo nel concreto nell’incontro che faremo sulla legge di stabilità e in quello con il ministro del Lavoro sul collegato sulla delega del jobs act”, dice. “Renzi ha fatto oggi una scelta simbolicamente diversa, in discontinuità con quella dei mesi precedenti. La valutazione è che forse, siamo in presenza di un cambiamento, di un atteggiamento del governo diverso verso le forze sociali.Vedremo poi se siamo all’inizio di un cambiamento o se restiamo negli aspetti simbolici, che per i politici avranno una grande importanza ma per i sindacalisti no”, ragiona ancora Angeletti.
Sul fronte del ‘si” si colloca anche l’Ugl. “E’ stato un incontro importante dopo un periodo in cui abbiamo visto il premier solo da lontano”, commenta il segretario generale Geremia Mancini chiedendo però, ora, “fatti concreti”.