(Adnkronos) – Snodo cruciale della partita sulla riforme del mercato del lavoro, è la direzione del Pd dove domani la maggioranza renziana e le minoranze interne avranno l’obbligo di trovare un accordo che ancora non c’è. ”Credo ci siano tutte le condizioni per farlo -ha detto il presidente dell’assemblea nazionale, Matteo Orfini- gli emendamenti unitari presentati al Senato lo dimostrano: siamo d’accordo al 90%, ora manca l’ultimo passo”.
Parlare di scissione ora, è una bestemmia. “Sento cose strane su una scissione. Ma la scissione -ha affermato l’ex segretario Pierluigi Bersani- non esiste, è da escludere. Però bisogna rispettare le opinioni, non si può dire ‘prendere o lasciare’. Si può discutere, se non si alzano le bandierine. Renzi stia sereno, stia tranquillo”, è il consiglio di Bersani. E mette in chiaro: “se c’è uno slittamento a destra, quello non è la nostra ricetta”. “No, non temo scissioni”, ha detto il ministro Maurizio Martina, sintonizzandosi sulla frequenza bersaniana. I voti di Fi per far passare le modifiche, ha assicurato, non saranno necessari i voti di Fi, uno “scenario”, ha assicuraato Martina, che “non prendo in considerazione”.
“Dall’art.18 -ha infine ammonito il capogruppo di Fi, Maurizio Sacconi- non si torna indietro rispetto alla mediazione realizzata nella maggioranza. Semmai, per fare lavoro, si può andare ancora più avanti. I riformismi di destra e di sinistra si incontrano dimostrando capacità di decidere sulla nuova Costituzione come sul lavoro. Così si riafferma il primato della politica su corporazioni, consorterie, salotti che in questi ultimi anni sono stati viziati dalla politica debole”.