Roma, 9 ott. (Adnkronos) – “L’insistenza sul conflitto generazionale come tratto distintivo della fase in corso e l’etichettatura di conservatori e corporativi è una storiella” che fa il paio con la “storiella del mercato del lavoro, come regime di apartheid, imposto e difeso da padri tutti ugualmente difesi e privilegiati a discapito di figli disoccupati e precari. Tutti i padri sopra e tutti i figli sotto, nel racconto mediatico. In realtà negli ultimi anni vi è stata una riduzione colossale per il 90% dei lavoratori e la trasmissione ereditaria dello stesso status economico e sociale”.
Nel dibattito sul Jobs act, si sono in buona sostanza fronteggiate due visioni entrambi, inadeguate e fornire risposte risolutive. “Chi rivendica la civiltà del lavoro, faticosamente conquistata nel XX secolo e chi procede, convinto di interpretare l’unica modernità possibile, a smantellarla. I primi devono fare i conti con il venir meno delle condizioni demografiche, politiche, economiche alla base del welfare state. E’ impossibile oggi riprodurre il patto roosveltiano e socialdemocratico tra capitale e lavoro”.
“I secondi, i disciplinati manovali del cambiamento senza aggettivi, (in realtà un cambiamento disegnato e dettato dagli interessi più forti), devono prendere atto che la schiacciante vittoria del capitale sul lavoro, avvenuta nel contesto liberista e della deregolamentazione, alimenta dinamiche nella distribuzione del reddito e della ricchezza insostenibili sul piano economico e politico”.
(Adnkronos) – “I problemi dell’Europa -ha assicurato Fassina – non derivano dall’euro, ma rendono evidente che l’euro – prigioniero del mercantilismo liberista – da strumento di potenziale recupero di sovranità democratica a livello sovranazionale, è diventato fattore di aggravamento della regressione del lavoro. Un fattore da rimuovere per evitare il naufragio del Titanic-Europa”.
Che fare? L’interrogativo investe in primo luogo l’economia che, ha ricordato l’ex vice ministro del governo Letta, “è politica. L’economia non può rifugiarsi, come invece avviene regolarmente, sotto l’ombrello del pensiero unico e nel campo della tecnica”.
“La democrazia non è una procedura astratta, richiede condizioni ecomiche e sociali di contenuta diseguaglianza, in primis nel lavoro. La ricerca aperta che abbiamo presentato oggi -ha concluso Fassina- è un’oportunità da cogliere, per una politica meno subalterna e più autorevole. E’ un’opportunità da cogliere per una politica meno subalterna e più autorevole per tutti”.