Roma, 1 ott. (AdnKronos) – “Per la prima volta la sinistra presenta misure concrete per affrontare i problemi reali di milioni di lavoratori non garantiti, senza anteporre l’ideologia. Negli ultimi 20 anni aveva come subappaltato il lavoro ai sindacati. Il Jobs acts semplifica il codice del lavoro, riducendo le decine di profili contrattuali: una giungla dove prolifera il precariato. Altro passo chiave è la riforma degli ammortizzatori: cose che vanno ben oltre l’articolo 18”. Lo dice, in un’intervista al “Corriere della Sera, Giuliano da Empoli, sociologo e economista, uno degli intellettuali più ascoltati da Renzi.
“Il Jobs Act riguarda soprattutto neoassunti e precari: credo sia un passo molto importante. Però non bisogna dimenticare che in altri Paesi, con il contributo di sindacati responsabili, è stato fatto anche altro. In Germania, nel 2001, gli operai Volkswagen hanno accettato una riduzione dell’orario e del salario per consentire, poi, l’assunzione di 5 mila disoccupati. Schröder fu molto coraggioso: fece ripartire la locomotiva tedesca, a costo della poltrona. Ma non è detto che le riforme debbano essere impopolari. Clinton ha riformato il welfare ed è stato rieletto”.
Nel confronto all’interno del Pd la ‘vecchia guardia’ esce battuta? “D’Alema e gli altri hanno avuto vent’anni per rimettere in moto l’Italia, ma hanno concluso poco. Poi lunedì, sempre D’Alema, è tornato a parlare di ‘padroni’, dimostrando che, quarant’anni fa, Amendola era più avanti di lui oggi”, conclude da Empoli.