Roma, 15 ott.(AdnKronos) – Gli interventi annunciati dal Governo nella Legge di Stabilità 2015 vanno verso “una reale convenienza del contratto a tutele crescenti” rispetto alle forme di lavoro a progetto o con partita Iva, soprattutto se questi contratti sono utilizzati al limite delle possibilità consentite dalla legge.Sono i consulenti del lavoro a promuovere così il disegno del governo per incentivare il nuovo contratto a tempo indeterminato che sarà inserito nella Legge di Stabilità e che prevedrà l’azzeramento dei contributi previdenziali per i primi tre anni in caso di nuove assunzioni e l’eliminazione dell’imposta Irap sul costo del lavoro, sostenuto dai datori di lavoro per tutti i contratti in essere.
Dall’ analisi compiuta dai consulenti, infatti, emerge che a fronte di un retribuzione lorda annua di circa 24.000 euro, corrispondente ad un impiegato del settore terziario, il nuovo contratto a tutele crescentii comporterebbe un costo per l’azienda di 26.707 euro. Una collaborazione a progetto con lo stesso compenso, 24.000 euro circa, ha un costo pari a 29.063 euro e, dunque, più alto del nuovo contratto di lavoro subordinato. Se venissero confermate le anticipazioni di riduzione del costo del lavoro, per la prima volta si registrerebbe una controtendenza dei costi che sostengono le imprese tra un lavoro subordinato e un contratto parasubordinato.
Vantaggi ‘indiretti’ invece per i titolari di partita Iva, con le medesime condizioni economiche. Attualmente infatti il costo annuale è pari a 25.057 euro a fronte di un costo del contratto a tutele crescenti di 26.707 euro. Pertanto, si registrerebbe ancora un vantaggio annuo di soli 1.700 euro circa, che potrebbe risultare però insufficiente se si considerano i rischi di contenzioso nel caso in cui questa forma di lavoro autonomo risultasse forzata rispetto alle possibilità consentite dalla legge.
Ma il risultato più sorprendente si registra nel caso in cui la legge di stabilità 2015 prevedesse l’agevolazione annunciata anche per le stabilizzazioni dei contratti a tempo determinato. In questo caso, secondo i dati della Fondazione Studi, si registrerebbe per ciascun lavoratore un vantaggio di 9.250 euro annui, ossia una riduzione immediata del costo del lavoro di circa il 26%.