Roma, 11 dic. (AdnKronos) – Non importa se prima o dopo la riforma della legge elettorale: quel che conta è che quella sul Colle sia una partita condivisa. Questo il ragionamento fatto da Silvio Berlusconi con i suoi in queste ore in via del Plebiscito. In nome del patto del Nazareno, il Cav non ha nessuna intenzione di mollare il tavolo che conta. Da una parte non vuole perdere un ruolo nel ‘Grande gioco’ del Quirinale; dall’altra non puo’ permettersi di aprire la strada a soluzioni che sarebbero devastanti per Forza Italia. Come, per esempio, il Mattarellum. Un sistema che rischia di saldare la maggioranza del Pd con il Movimento cinque stelle, rendendo di fatto ininfluente il sostegno azzurro.
Il patto del Nazareno, insomma, può (deve) andare avanti. Ma sulla legge elettorale Forza Italia non rinuncia ai suoi paletti: sulle preferenze e sulla soglia di sbarramento, raccontano ad Arcore, il leader azzurro vuole vederci chiaro. Allergico alle ‘tecnicalità’ dei sistemi di voto, Berlusconi si riserva di dire pero’ l’ultima parola. Ma il vero campo di gioco resta la corsa al dopo-Napolitano. Per questo, fino all’elezione del nuovo capo dello Stato, l’ex premier vuole che il partito sia unito.
Dentro Fi, però, si respira sempre un clima teso. I ‘fittiani’ puntano i piedi sull’Italicum: c’è la manina dell’ex governatore pugliese dietro il voto di ieri in commissione. Ed è solo l’antipasto, avrebbero messo in chiaro i frondisti azzurri. Tocca a Denis Verdini resistere agli attacchi che gli piovono addosso da chi vorrebbe rottamare il Nazareno. Ieri, raccontano, ci sarebbe stato un pranzo tra lo stesso Verdini e Berlusconi a palazzo Grazioli per chiarire la linea da tenere su riforme e dintorni.